Scioperi, pochi voli e niente sinergie. Ita è già uguale alla vecchia Alitalia

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Ieri mattina Italia Trasporto Aereo ha aperto le prenotazioni online sul suo nuovo sito www.itaspa.com, ma con un numero ridotto di voli disponibili. Non era ad esempio possibile acquistare biglietti per gli Stati Uniti e il Giappone, anche se in teoria le destinazioni a lungo raggio dovrebbero essere raggiungibili già a metà ottobre. Il motivo? A quanto pare Ita non è stata ancora in grado di ottenere le certificazioni necessarie per volare in numerosi paesi extra UE. Non si tratta di un problema da poco, perché i biglietti per le tratte intercontinentali – le uniche davvero profittevoli da quando le low cost hanno cannibalizzato il mercato per quelle a breve e medio raggio – vengono di solito acquistati con mesi di anticipo. È probabile quindi che chi intende partire da Fiumicino o Malpensa per New York, Miami, Los Angeles o Tokyo non vorrà aspettare i comodi della nuova società e comprerà un biglietto con un’altra compagnia. In compenso Ita offre ben 18 voli sulla tratta Milano-Roma, dove da dieci anni ormai l’alta velocità di Trenitalia e Italo ha dimostrato di essere molto più competitiva, oltre che ecologicamente sostenibile (tema questo, piaccia o no, destinato ad avere un peso sempre maggiore nelle scelte dei cittadini e degli attori economici).

Si potrebbe rispondere; sono nati dalle ceneri di una compagnia disastrata, diamo loro un po’ di tempo. Di sicuro su altri dossier le cose vanno meglio. Va bene. Prendiamo l’integrazione con Trenitalia, che avrebbe dovuto consentire ai clienti di comprare un unico biglietto per il viaggio in treno e in aereo, raggiungendo facilmente le città non collegate da voli diretti con le grandi località. Non si tratta di chissà quale innovazione, in Germania Lufthansa e Deutsche Bahn offrono da tempo questo servizio, denominato “Rail&Fly”. Invece sulle scrivanie dei manager delle due società il dossier è rimasto fermo e la classe politica si limita a generici impegni a “trovare forme di collaborazione (il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti) o a “ragionare sull’integrazione” (il ministro delle infrastrutture Enrico Giovannini). Il tema è importante: una collaborazione tra le due società potrebbe aiutare a rafforzare l’alta velocità eliminando i voli a corto raggio (e ad alto impatto ambientale) su Firenze, Bologna, Napoli e a facilitare gli spostamenti dei turisti verso le città d’arte, senza impiegare due giorni per raggiungerle.

Va bene, le sinergie industriali ancora non vanno, ma una società appena nata potrà contare su una forza lavoro entusiasta, giusto? Proprio per niente. In pratica il primo atto compiuto da Ita è stato quello di annunciare uno sciopero dei suoi 2800 dipendenti, che il 24 settembre incroceranno le braccia per protestare contro il peggioramento delle condizioni previste dal contratto Ita rispetto a quello della defunta Alitalia. In effetti i nuovi contratti sono molto simili a quelli offerti dalle compagnie low cost, ma i sindacati sembrano voler ignorare che è già un miracolo aver salvato qualche migliaia di posti di lavoro considerando che Alitalia era destinata al fallimento già dieci anni fa e che con lo svuotamento dei cieli causato dal Covid nessun vettore è interessato ad assumere i dipendenti dell’ex compagnia di bandiera.

Non resta che sperare che la situazione migliori, ma l’esordio di Ita ricorda molto gli innumerevoli tentativi di rilancio fatti per Alitalia dal 2008 in poi. Speriamo almeno che questa volta le perdite non vadano ripianate dai contribuenti (per chi non l’avesse notato ricordiamo che Ita non è una società privata ma l’ennesima controllata del Ministero dell’Economia).

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