Bce avanti piano: cosa c’è dietro il discorso della Lagarde

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Si rallenta, ma senza mettere le quattro frecce e minacciare di fermarsi. La presidente BCE Christine Lagarde ha detto ieri quanto quanti tutti si aspettavano, ovvero che Francoforte diminuirà l’acquisto di titoli legati all’emergenza Covid, ma di poco, e che manterrà inalterati i tassi d’interesse, ma solo per ora.

Durante la conferenza stampa di ieri ha annunciato che l’acquisto di titoli pandemici PEPP varranno tra i 60 e i 70 miliardi al mese invece degli 80 attuali: una sforbiciata tutto sommato gestibile e quindi una benedizione per l’Italia, che a dispetto dei miracoli attribuiti a Mario Draghi e al suo governo si è tenuta in piedi in questi mesi solo perché la BCE ha comprato il debito tricolore che gli investitori non volevano più, consentendoci di finanziare tutte quelle belle cose che si chiamano Cig, ristori e sospensione dei pagamenti dei mutui. Quanto al resto, ovvero all’annuncio di una data entro la quale chiudere il PEPP e la risoluzione – richiesta a gran voce dai falchi – di aumentare un po’ i tassi d’interesse, la Lagarde si è limitata a dire che “a dicembre ci saranno novità interessanti”. Di che segno saranno dipenderà anche, viene da aggiungere, al risultato delle elezioni politiche tedesche che a fine settembre segneranno dopo 16 anni di regno l’uscita di scena di Angela Merkel.

Di sicuro il futuro cancelliere non potrà lamentarsi troppo con la BCE: nella zona euro la crescita prevista è del 5% nel 2021 e del 4,6% nel 2022, mentre l’inflazione continua a tenersi sotto l’obiettivo del 2%, rendendo oggettivamente ingiustificate le lamentele dei banchieri centrali del Nord Europa che continuano a prefigurare per l’intero continente scenari da Repubblica di Weimar.

La francese si sta quindi godendo i buoni risultati raggiunti e soprattutto l’attenzione dei giornalisti, concedendosi una battuta sorniona che citava una vecchia frase dell’ex premier inglese Margharet Tatcher: nello spiegare che la revisione del programma di acquisti sarà impercettibile ha detto che “the lady isn’t tapering”, dove per tapering si intende la forte riduzione (letteralmente “assottigliamento”) degli acquisti di titoli di stato. Insomma, più che si sforbiciata si tratta di una limatura.

Va riconosciuto che la Lagarde è stata talmente convincente nel suo discorso che i rendimenti dei titoli di Stato dei paesi dell’eurozona sono scesi, nonostante avesse annunciato un taglio – per quanto limitato – degli aiuti, deciso inoltre prima della Fed, che continua a tergiversare nonostante in America l’inflazione abbia già superato i livelli di guardia. Sembrano lontanissimi i tempi delle prime conferenze stampa, quando a ogni dichiarazione la francese causava ansie tra i capi di governo e sconquassi sui mercati (ricordate quando nel marzo 2020 disse che la BCE “non è qui per chiudere lo spread”, determinando l’esplosione del costo del debito in un’Italia che era già economicamente in ginocchio a causa del virus?).

La Lagarde ha imparato a usare bene le parole, approfittandone per smentire una delle contrapposizioni più amate dai giornalisti e citate in tutti gli articoli che parlano della BCE – compreso questo – ovvero la lotta tra i rigoristi (i falchi) e i sostenitori di politiche monetarie più generose (le colombe). “Le decisioni illustrate sono state prese all’unanimità – ha spiegato – e mi dispiace per tutti coloro che amano contrapporre falchi e colombe”. L’ex presidente dell’FMI ha imparato a parlare in modo così convincente che per un attimo le abbiamo persino creduto.

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