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Indigeni combattono la deforestazione con la tecnologia e gli smartphone

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In Perù, nella regione di Loreto,  dimezzata in un anno la perdita di alberi grazie a un sistema di allerta ad alta risoluzione affidato alle popolazioni locali.

Salvare l’Amazzonia dalla deforestazione unendo la conoscenza del territorio delle popolazioni indigene con la tecnologia. Muniti di smartphone e connessione satellitare, gli abitanti di una vasta zona della regione di Loreto sono riusciti a dimezzare la perdita di alberi in un anno. Lo studio pubblicato su PNAS, illustra gli ottimi risultati dell’esperimento condotto con l’aiuto delle comunità indigene peruviane, addestrate a ricevere via app delle notifiche che segnalassero situazioni a rischio deforestazione, e a monitorare e documentare i danni arrecati alla foresta. Sono 3.344 le comunità riconosciute, che vivono in un’area coperta per oltre un terzo dalla foresta pluviale amazzonica. Ma nemmeno questa porzione del polmone verde del pianeta viene risparmiata dall’assalto di estranei che tagliano le piante per fare spazio ad attività più o meno illecite; anzi, proliferano affari come l’estrazione dell’oro, il disboscamento e la semina di colture utilizzate per produrre sostanze stupefacenti, soprattutto cocaina.

Quando i segnali satellitari mostrano una possibile opera di disboscamento, le foto e le coordinate Gps vengono caricate su chiavette Usb, trasportate lungo il Rio delle Amazzoni e consegnate dai corrieri. La documentazione, scaricata su smartphone con apposite app, guida gli ispettori verso le posizioni sospette. Qualora si accerti la deforestazione non autorizzata, si riferisce tutto all’assemblea generale per decidere come comportarsi. Se non ci sono particolari rischi, si può allontanare chi sta tagliando gli alberi; se, invece, sono coinvolti trafficanti di droga, si chiede l’intervento delle forze dell’ordine.

Per attuare il programma, i ricercatori hanno identificato 76 villaggi remoti nell’Amazzonia peruviana, di cui 36 scelti in modo casuale. Altri 37, invece, sono serviti come gruppi di controllo e hanno mantenuto le precedenti pratiche di monitoraggio forestale. Tre membri di ciascuna comunità selezionata, poi, sono stati formati per usare i mezzi necessari ed effettuare i pattugliamenti.

I risultati sono stati sorprendenti e la deforestazione è diminuita del 52% nel primo anno e del 21% nel secondo. In media le comunità che hanno partecipato al progetto sono state in grado di preservare 8,8 ettari di copertura arborea nell’arco di 12 mesi; e proprio quelle più minacciate hanno ottenuto i risultati migliori. Si comprende il motivo per cui gli indigeni hanno accolto con favore la ricerca e il fatto che fosse sottoposta a revisione paritaria. Se questo nuovo metodo si diffondesse, la perdita di alberi potrebbe rallentare fino al 20% in tutte le terre!

 

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