Caro bollette: ecco cosa c’è dietro la nuova stangata per le famiglie italiane

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Dal primo ottobre aumenti di energia elettrica e gas fino al 40%.
La notizia è di quelle capaci di tagliare le gambe alla ripresa: non bastasse la crisi economica causata dalla pandemia da Covid-19, è arrivata la stangata in bolletta, con un aumento notevole del costo dell’energia elettrica e del gas.
L’allarme è stato confermato dal Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, che ha annunciato contromisure tampone per ridurre l’impatto sulle famiglie, stimato in media tra i 250 ed i 500 Euro di aumento di spesa annuo.

Le cause vanno ricercate da un lato nell’aumento del costo delle materie prime e nella ridotta fornitura di gas (in particolare dalla Russia) e dall’altro nell’impennata dei prezzi delle quote di emissione: in un sistema come quello dell’EU ETS (Emission Trading System), fondato sul “Cap and Trade”, è inevitabile che ad esser fortemente penalizzati siano quegli Stati che hanno rinunziato a fonti di energia a zero emissioni di CO2 come il nucleare o non hanno ancora pienamente integrato le rinnovabili nel combinato delle fonti.

In questo quadro, le Aziende sono chiamate solo in teoria ad affrontare i costi (iniziali) per “poter inquinare”, ma è ovvio che nella realtà non si assumono l’onere economico di tali scarichi nocivi in atmosfera, scaricandolo, invece, sull’utente finale.
Il costo dell’energia rappresenta un onere fisso -al pari di una tassa- sia per le famiglie che per le imprese: le prime andranno a sottrarre al mercato quei fondi che dovranno utilizzare per pagare le pesanti bollette; le seconde, dovendo affrontare maggiori costi di produzione, saranno costrette (se non a delocalizzare, almeno) ad aumentare proporzionalmente i prezzi, gravando ancora una volta sui consumatori.

Il sistema dell’energia appare come un cane che si morde la coda, ma col nuovo corso sembra intravvedersi la luce in fondo al tunnel: lo stesso Ministro Cingolani nei giorni scorsi ha ancora una volta aperto alla soluzione nucleare per creare le condizioni di una completa transizione energetica, senza forzare la mano dei più sensibili, ma richiamando tutti alla responsabilità.
All’apertura da parte di Salvini e della Lega si contrappone la chiusura totale da parte dell’ex Premier Conte, leader del Movimento Cinque Stelle, che ha costretto il Ministro ad una brusca frenata: il quadro politico è in rapida e continua evoluzione ed è probabile che ulteriori sviluppi non tarderanno a venire.

Non è stata presa nessuna decisione, ma a dieci anni dal referendum post-Fukushima il clima politico sembra totalmente cambiato ed il gradimento degli Italiani verso l’atomo è un dato di fatto: può l’Italia rinunziare ancora una volta al mix energetico e non completare la propria transizione energetica? Quella luce in fondo al tunnel, probabilmente, dovrà essere alimentata da una centrale nucleare.

Alfonso Maria Fimiani

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