Banche? No grazie, gli italiani si indebitano altrove (e conviene)

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Italiani popolo di formichine, che oggi risparmia e domani forse, ma forse, spende qualcosa? Pure questo stereotipo, che ha raccontato il nostro stile di vita per decenni, va ora messo in soffitta. Almeno a giudicare dagli ultimi dati diffusi dalla Crif e aggiornati al primo semestre 2021, secondo i quali ormai il 42,7% degli italiani ha almeno un contratto per pagamento a rate in corso. Ben il 3,6% in più rispetto all’anno scorso. La vecchia abitudine di mettere da parte tutti i soldi necessari e solo dopo concedersi la spesa tanto sognata – un elettrodomestico nuovo, un gioiello, una macchina – è ormai stata sostituita dalla tendenza a mettersi subito in casa l’oggetto del desiderio per pagarlo poi poco a poco, sperando di non esagerare a furia di accumulare pagamenti su pagamenti.

Il report della Crif – una delle principali società italiane nel supporto all’erogazione e alla gestione del credito al consumo – spiega l’aumento degli acquisti a rate con una “una ripresa dei consumi che ha dato impulso alla crescente richiesta ed erogazione in particolare di prestiti finalizzati. Il progressivo allargamento della platea di consumatori che hanno scelto di far ricorso a un finanziamento per sostenere i propri progetti di spesa è favorito in questa fase da un costo del denaro ai minimi e da condizioni di offerta ancora favorevoli”. Insomma secondo il report questa tendenza a comprare a rate è dovuta soprattutto alla ripresa economica; un ragionamento che fa venire qualche dubbio, perché qui non parliamo semplicemente aumento degli acquisti, ma di aumento di uno specifico modo di farli – a rate, appunto – del quale gli italiani diffidavano pure nei decenni del massimo benessere economico.

Questo cambiamento radicale nel modo di spendere risulta inoltre inedito soprattutto nelle modalità di stipula di questi piccoli prestiti: non con le banche ma direttamente con il venditore, magari anche online, o tramite dei nuovi servizi di credito che permettono di “spezzettare” l’acquisto spesso a tasso zero. I prestiti personali – che sono erogati da banche o al limite dalle finanziarie – sono infatti in fortissima diminuzione: se nel 2015 erano il 34,5% di tutti i contratti, oggi siamo scesi al 28,4%. Un bel danno per gli istituti di credito che su questa parte del loro business hanno sempre contato molto.

I motivi di questo cambiamento sono molteplici: i prestiti online, fatti direttamente sulle app, sono infatti “anonimi” – non richiedono al cliente di sottoporsi all’interrogatorio del consulente bancario che deve valutare se si è “degni” di ricevere il denaro di cui si ha bisogno – e soprattutto più veloci, perché di solito bastano pochi clic per ottenere la somma desiderata. Inoltre le banche chiedono sempre un interesse, mentre i nuovi servizi online spesso garantiscono finanziamenti a tasso zero, rivalendosi sul venditore che è ben contento di rinunciare a una parte del suo guadagno in cambio di un forte aumento delle vendite.

Non bastavano quindi le app che consentono pagamenti veloci direttamente dal proprio smartphone; adesso anche il mercato dei piccoli prestiti vede le banche tradizionali sempre più spesso affiancate da realtà innovative, che offrono gli stessi servizi a costi più bassi e con minimo dispendio di tempo e di energia. Tutte cose che agli italiani, non più formichine ma sempre attenti a risparmiare dove si può, sanno ormai molto bene.

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