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Logos Zanzotto: la poesia del paesaggio sul grande schermo

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E’ stato proiettato alla Mostra del Cinema di Venezia, nello speciale “Giornate degli autori – Edipo Re” Logos Zanzotto, il documentario per la regia di Denis Brotto dedicato al poeta nell’anno del centenario della sua nascita (1921-2021). L’8 ottobre prossimo il Comune di Pieve di Soligo festeggia il centenario della nascita del poeta (10 ottobre 1921-18 ottobre 2011, Conegliano) con una tre giorni di riflessione e di incontri, dall’8 al 10 ottobre. In occasione del giorno di apertura, l’8 ottobre alle 21 al Teatro Careni (Via Guglielmo Marconi, 16), in programma la proiezione proprio di Logos Zanzotto.

Il documentario si propone di ripercorrere l’opera di Andrea Zanzotto, il suo immenso valore poetico e visivo, che sa restituirci come nessun altro la rappresentazione del paesaggio, del
locus amoenus. Logos è la parola, il verbo del poeta, posta a voce narrante di quest’opera celebrativa, attraverso le varie interviste realizzate durante la sua vita. Ci sono voluti anni di studio, di raccolta materiali e di analisi della vita e dell’opera di Zanzotto, della sua estrema connessione tra linguaggio in evoluzione, osservazione e arte visiva. E la realizzazione di questo documentario è difatti centrata su questa connessione: come il cinema può rivelare la poesia di Zanzotto? 
Dalle parole del regista, Denis Brotto capiamo che quest’opera è “Un atto di indagine, di approfondimento e di condivisione del percorso poetico di Zanzotto, in cui proviamo a dar conto delle tante influenze presenti nella sua opera. Il suo del resto è stato un percorso sviluppatosi in decenni attraverso saperi e linguaggi diversi, attraverso una visione del senso del linguaggio che è andato modificandosi e intensificandosi nel corso del tempo”. 

Il grande lavoro è stato cercare di ricreare il tutto attraverso le immagini: continua il regista “Qui la sfida era quella di provare a filmare qualcosa di invisibile – o quasi: la poesia. Qualcosa che non esiste materialmente e che tuttavia ha delle ripercussioni chiare, evidenti sul reale. Insomma, provare a far sentire anche ciò che, per sua natura, non si vede”. Le prime parole del poeta nel documentario in effetti, vengono dedicate alla poesia e ci danno il senso profondo della ricerca che ha guidato la sua vita: “La poesia cerca sempre un senso di qualche cosa che c’è ma che ci sfugge in continuazione. Cogliere questo scintillìo di un senso possibile della realtà. La realtà ha un senso?”
Operare per un lavoro di questo tipo vuol dire poi, secondo il regista “Muovere il proprio sguardo sui resti, su ciò che rimane del paesaggio, dopo guerre, violenze, sfruttamenti intensivi. In questo senso c’è un legame continuo tra passato e presente. Tra le aspettative passate e le attestazioni attuali. Il senso di questo lavoro su Zanzotto va ricercato, credo, in quello che la sua poesia mi ha suggerito sin dal primo atto di avvicinamento a essa. Un mondo fatto di parole, di simboli, di suoni che restituivano un universo composito”. 
La poesia di Zanzotto è profetica, avanguardista, sensibile e transnazionale, sebbene l’autore abbia vissuto la propria vita in un piccolo paese. Riesce a carpire la difficoltà del linguaggio e dell’espressione nell’epoca della massificazione, contrappone la natura e il suo linguaggio a ciò che l’uomo non riesce ad esprimere. Connette il logos alla spiritualità, nella visione mistica degli opposti tenuti insieme da qualcosa di più forte: la natura. In cerca di un principio creatore, collega la parola al suono e da essa sviluppa il reale. “La mia divinità è la poesia” disse in una delle sue ultime interviste: l’idea è quella di una sacralità insita nela vita.
La visione di questo documentario è forte, pressante, incisiva: ascoltare le parole di Zanzotto è un’esperienza totalizzante, le immagini aiutano questo processo e le dichiarazioni di chi lo ha studiato o conosciuto, sono intrise di ammirazione e sensibilità.  

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