Addio Alitalia: Ita decolla con pochi aerei e pochissi aeroporti (e ancor meno clienti)

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Pronti, via, subito una falsa partenza per Ita. Il 15 ottobre, giornata prevista per il debutto del nuovo vettore nei cieli italiani, il primo volo in programma era il classico Roma Fiumicino-Milano Linate delle 6:30, che però oggi è sparito dal sito della compagnia, sostituito da quello delle 8. Chi ha provato capirci qualcosa navigando nel complicatissimo sito (ovviamente ancora in lavorazione) della compagnia si è arreso dopo lunga e infruttuosa ricerca. La situazione è talmente confusa che qualche viaggiatore ha deciso di provare a compare il biglietto direttamente in aeroporto, come fossimo negli anni Settanta, anche se è probabile che gli altri preferiranno prendere un treno alta velocità per evitare altre brutte sorprese.

Un esordio peggiore non poteva immaginarsi per la nuova compagnia di bandiera, che parte con numeri da aviolinea degna di una repubblica delle banane: 52 velivoli in funzione e solo 38 aeroporti raggiunti, appena due dei quali (New York e Tokyo) al di fuori dell’Europa. Tanto per fare qualche confronto: Air France conta su 214 aerei e raggiunge 211 destinazioni, Lufthansa ne ha 267 e parte da 220 aeroporti. Per arrivare a numeri paragonabili a quelli di Ita dobbiamo scendere la classifica fino alla Aer Lingus (56 velivoli e 93 destinazioni), ma parliamo della compagnia di bandiera di un paese – l’Irlanda – che non raggiunge i 5 milioni di abitanti.

Per Ita è comunque troppo generoso anche solo parlare di vettore locale: un aeroporto importante come quello di Firenze non è coperto, e l’intera Sardegna si è affidata per i suoi collegamenti col resto d’Italia alla semisconisciuta low cost spagnola Volotea, che nel bando di concorso ha fatto un’offerta migliore. Risalire la china partendo da questa situazione, anche senza la zavorra dei vecchi debiti di Alitalia – definitivamente messi in conto al contribuente – è un’impresa quasi disperata: nessuno sa quando il mercato del trasporto aereo si riprenderà e se davvero sarà possibile tornare ai livelli pre-pandemici (qualcuno dice mai, visto che una percentuale non trascurabile dei biglietti era staccata per viaggi di lavoro che con il Covid si è scoperto si possono quasi sempre sostituire con economiche videoconferenze). In ogni caso è difficile immaginare che Ita sia pronta ad approfittare della ripresa degli spostamenti: le uniche tratte profittevoli per le compagnie di bandiera sono quelle a lungo raggio, che Ita in pratica non offre, preferendo concentrarsi sull’asfittico e ipercompetitivo mercato europeo, dove la competizione delle low cost è imbattibile.

Sembra insomma che Ita si prepari a fare gli stessi errori che hanno causato il declino e poi il fallimento di Alitalia, ma forse non è un caso. Si ha l’impressione infatti che i manager chiamati a gestire Ita non abbiano ricevuto gli strumenti per rilanciarla, ma quel poco che basta a sopravvivere qualche annetto evitando di mettere per strada tutti insieme gli ex dipendenti di Alitalia. Insomma, sembra che l’ad Fabio Lazzerini e il presidente Alfredo Altavilla dovranno fare quello che fece a suo tempo Sergio Marchionne, salutato come salvatore della Fiat ma poi rivelatosi solo un ottimo liquidatore. Meglio così che niente, dirà qualcuno, ma ripensando alle glorie passate di Alitalia i primi voli di Ita mettono addosso una grande tristezza.

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