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Mistero. Scontro navale tra Usa e Iran. La partita del nucleare. Ecco la verità

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La stampa (che ancora definiamo libera) ovviamente non ne ha parlato. Sulle vicende che riguardano il Medio Oriente, specialmente quando di mezzo ci sono l’Iran e gli Usa, aleggia sempre un fitto mistero. E la cosa diventa ancora più oscura, misteriosa, inestricabile, se lo sfondo riguarda le fonti di energia, il passaggio dal petrolio al nucleare.

Cosa è accaduto? Lo Speciale è entrato nel dettaglio.
Intorno alla fine del mese di ottobre, nel Mare di Oman si sono verificati alcuni scontri tra la US Navy e il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Iraniana (IRGC). Come abbiamo detto, in ballo c’era e c’è, la ripresa dei negoziati di Vienna sul nucleare iraniano. Libero accesso al nucleare che l’Iran pretende e che gli Usa non vogliono concedere.
Cosa lega, quindi, lo scontro accaduto e il tema oggetto da anni di una partita violenta?

La spiegazione sta nelle versioni opposte fornite dai diretti interessati.
La US Navy ha furbescamente denunciato un semplice “incidente navale nel Golfo di Oman”.
Da parte iraniana, invece, una versione molto più articolata. Secondo i Pasdaran, leggiamo testualmente, “forze della US Navy hanno sequestrato una petroliera iraniana carica di greggio nel Mare di Oman, per scaricarne il contenuto su un’altra petroliera da loro controllata. Forze iraniane della Marina dell’IRGC hanno effettuato una rocambolesca operazione sul ponte della nave sequestrata, ne hanno acquisito il controllo e l’hanno indirizzata verso le acque territoriali iraniane. Le forze statunitensi hanno inseguito la petroliera, utilizzando diversi elicotteri e navi da guerra, ma il loro tentativo di riprendere il controllo della nave per la seconda volta è stato sventato dalle forze navali iraniane”.
Scene quindi di una guerra dichiarata. Perché il silenzio?

Cosa sia successo esattamente non si può dire, ma deve essere stata una faccenda molto seria, se l’incidente è stato confermato anche dagli Usa.
Prove di scontro armato in vista della ripresa dei negoziati sul nucleare?
Ricostruiamo le tappe di questa delicata e vitale materia internazionale.
Il Jcpoa (Joint comprehensive plan of action), meglio conosciuto come accordo sul nulceare iraniano, era stato siglato tra Usa, Iran e altre potenze, nel 2015 durante la presidenza di Obama.

Trump, come aveva promesso in campagna elettorale, ha esercitato un recesso unilaterale degli Usa dal trattato, che ha suscitato lo sconcerto in numerosi ambienti diplomatici. In molti infatti si sono domandati che senso avesse stipulare trattati internazionali con gli Usa, dal momento che, poi, il Presidente successivo può stracciarli a suo piacimento in un battibaleno, secondo la ben nota regola “Papa bolla, Papa sbolla”.
Biden ha ripreso il filo della trattativa, per ripristinare l’accordo sul nucleare iraniano e i colloqui si sarebbero dovuti svolgere prossimamente a Vienna. Ma, come noto, le trattative sono state interrotte da parte iraniana, a causa del passaggio di consegne tra il precedente Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Rohani e il nuovo Presidente Raisi, eletto nel giugno scorso.

Finalmente, qualche giorno fa, le autorità iraniane hanno annunciato che riprenderanno i negoziati per il nucleare iraniano sempre a Vienna il prossimo 29 novembre. Un annuncio non senza perplessità e imbarazzo. Visto chi siede al tavolo: gli Usa.
L’azione di guerra della US Navy nel Mare di Oman è stata un mezzo di pressione, per convincere un riluttante Presidente Raisi a ritornare al tavolo delle trattative con gli Usa?
Questo lo si capirà presto dall’andamento dei prossimi negoziati. Resta il dubbio sui meccanismi di condizionamento, più o meno diretti che fanno la storia.

Francesco Tallarico

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