RITRATTI AL VETRIOLO. Michela Murgia e Roberto Saviano, i paraguru dell’antifascismo

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Una nuova figura s’avanza nel mondo della comunicazione: il paraguru.

Tale soggetto aspira a diventare un guru vero e proprio, cioè un sapiente, un dispensatore di saggezza, una guida ai cercatori di illuminazione. Il fatto è però che non ne ha né la stoffa né la sapienza. Ad ogni modo, un certo successo gli arride egualmente. Un suo seguito di sempliciotti in cerca di sofisticherie e di ansiosi in cerca di certezze ce l’ha comunque. Ed è quindi calzante la definizione di paraguru, laddove il prefisso “para” sta per “somiglianza”, oppure, se unito al lato B (“paraterga”), indica un furbo di successo.

È il caso degli scrittori Michela Murgia e Roberto Saviano. La loro specializzazione è l’antifascismo, genere che continua a garantire comparsate televisive e titoloni di giornaloni. Sono però lontani, la Murgia e il Saviano, dai livelli raggiunti dal vero guru dell’antifascismo: Umberto Eco, inventore dell’Ur-Fascismo, il “fascismo eterno”. In realtà, il concetto di Ur-Fascismo è una vera banalità, però la genialità di Eco fu di dotarlo di una mirabile potenza evocativa, inducendo a favoleggiare di squadrismi sumerici e manganellate mesopotamiche. Camerata Gilgamesh, Hammurabi alalà.

La Murgia ha provato a raggiungere le altezze di Eco con il “fascistometro” contenuto in un libretto para-ironico e dal titolo para-spiritoso, “Istruzioni per diventare fascisti”. Uscito qualche anno fa, il volumetto è stato in questi giorni riproposto da “la Repubblica”. È il grigiore vestito di nulla. Se per Eco il fascismo è un archetipo, per la Murgia è «un herpes che può resistere per interi decenni nel midollo della democrazia». Aiuto, aridatece l’Umberto.

Quanto a Saviano, ha pensato di rinverdire i fasti degli anni ‘70, quando imperversava il criminogeno «uccidere un fascista non è reato», sostituendo “uccidere” con “insultare” e quindi definendo la Meloni “bastarda” in diretta tv. Mal gliene incolse. Il paraguru è stato rinviato a giudizio per il reato di ingiuria. Saviano pensava che a lui, antifascistissimo scrittore di successo, a lui, dispensatore di politically correct a buon mercato, fosse concesso quello che ai comuni cittadini è negato: la libertà d’insulto. Tanto più se l’insulto è rivolto a una “fascista”, anche se fascista la Meloni non è, ancorché sia percepita come tale negli strati più radicali dell’opinione di sinistra.

Si può comunque riconoscere ai due paraguru il merito di essersi fatti strada partendo dall’Italia profonda. Saviano dalla Campania, la Murgia dalla Sardegna. Soffermandoci su Michela, potrebbe risultare divertente giocare con il suo cognome. Declinato al plurale, farebbe infatti pensare alle Murge, che è una vasta area della Puglia, regione di civiltà storiche e di eccellenze gastronomiche, tra le quali spiccano le orecchiette con cime di rapa. Il problema è che viviamo tempi di cime rarefatte e di rape dilaganti.

Aldo Di Lello

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