Adrenalina Ibra “Ho trasformato l’odio in energia”

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"Sono sempre stato odiato, prima reagivo male poi ho trasformato la sofferenza in forza", dice l'attaccante del Milan MILANO (ITALPRESS) – "Se credo in Dio? No. Credo solo in me stesso e non sono superstizioso, non mi piace quando mi dicono 'in bocca al lupo'. Non mi serve. Decido io come deve andare". Zlatan Ibrahimovic è fatto così ed è così che si racconta in un'intervista al Corriere della Sera in occasione del lancio del suo ultimo libro "Adrenalina" scritto con Luigi Garlando. Le sue origini, la guerra, il racconto dell'attaccante del Milan parte da lontano, da quando era un bambino "che ha sempre sofferto. A scuola ero diverso: gli altri erano biondi con gli occhi chiari e il naso sottile, io scuro, bruno, con il naso grande. Parlavo in modo diverso da loro, mi muovevo in modo diverso da loro. I genitori dei miei compagni fecero una petizione per cacciarmi dalla squadra. Sono sempre stato odiato. E all'inizio reagivo male. Con l'isolamento. Poi ho imparato a trasformare la sofferenza, e pure l'odio, in forza. Benzina. Se sono felice, gioco bene. Ma se sono arrabbiato, ferito, sofferente, gioco meglio. Da uno stadio che mi ama, prendo energia. Ma da uno stadio che mi odia, ne prendo molta di più", dice Ibra che al Corriere della Sera sottolinea: "Italia razzista? Il razzismo c'è dappertutto. Anche in Svezia". Ibra parla di Capello, Moggi, Berlusconi, di Sanremo, Mihajlovic, Materazzi ("Entrava da dietro per fare male; noi calciatori capiamo subito quando uno entra per fare male o semplicemente entra duro, come Chiellini, come Stam, come Maldini"), di Pippo Inzaghi che "pensava solo a segnare", di Lukaku ("Devo saldare il conto anche con lui. Spero di incontrarlo presto, sono cose che vanno risolte in campo. Io non odio nessuno, tanto meno Lukaku. L'odio è un sentimento impegnativo"), del Pallone d'Oro che avrebbe dato a Lewandowski e di tanti altri, del suo amico e procuratore Mino Raiola che stava per portarlo al Napoli. "Maradona è un mito. Vedendo un documentario su di lui avevo deciso di andare al Napoli, per fare come Diego: vincere lo scudetto. Ero a Los Angeles, ma ero stanco dell'America. Pensavo di smettere. Mino mi disse: sei matto, tu devi tornare in Italia. Con il Napoli era fatta; ma poi De Laurentiis cacciò Ancelotti. Allora chiesi a Mino: qual è la squadra messa peggio, che io posso cambiare? Rispose: ieri il Milan ha perso 5 a 0 a Bergamo. Allora è deciso, dissi: andiamo al Milan. È un club che conosco, una città che mi piace". E che vuole riportare in alto, perchè Ibra ama le grandi sfide: "E' questa la mia adrenalina". (ITALPRESS). ari/red 01-Dic-21 10:03

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