Calcio: Bergomi “Dico Napoli per scudetto, preoccupato per Nazionale”

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L'ex difensore ricorda Rossi: "Era solare, aveva un sorriso incredibile e amava la vita" ROMA (ITALPRESS) – "Se dovessi puntare un euro direi Napoli. A inizio anno pronosticavo la squadra di Spalletti. Ma attenzione all'Inter. Lotta aperta anche con il Milan. E non dimentichiamo l'Atalanta". Con queste parole, ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", Beppe Bergomi parla di una lotta al titolo al momento molto avvincente. Campione del mondo nel 1982, lo "Zio", non riesce a mettere da parte l'amarezza per Italia 90. "Il rimpianto non si spegne mai, perché sono convinto che eravamo la squadra più forte. E' sempre una ferita aperta". Spiega l'ex difensore, un po' in ansia per le sorti dell'Italia di Roberto Mancini, campione d'Europa in carica ma costretta a passare dai playoff per guadagnarsi un posto ai Mondiali del Qatar. "Un po' di preoccupazione ce l'ho. Noi ci siamo complicati la vita, ma anche questa formula di decidere che una squadra testa di serie debba andare a giocare fuori casa non mi sembra molto corretta. Un po' di preoccupazione ce l'ho. Sarà molto difficile", spiega Bergomi che ha parlato anche di sè e della sua fede calcistica che non è stata subito nerazzurra. "Da bambino tifavo Milan. Sono nato in una famiglia milanista, in un paese dove l'80% delle persone tifava Milan. Ho fatto un provino col Milan, mi hanno lasciato a casa per reumatismi nel sangue e poi ho deciso io di andare all'Inter. E lì la mia vita è cambiata. Da bambino sognavo di fare il calciatore, ci sono arrivato con fatica e dedizione e grazie alle scelte fatte dalla società. Avevamo una primavera molto forte, quando decisero di farmi esordire in Coppa Italia ho capito che c'era uno spiraglio". La Nazionale è arrivata prestissimo e del debutto "non ci si stanca mai di parlarne. Il prossimo anno saranno quarant'anni dai mondiali del 1982. Ho fatto l'esordio in Germania Est, c'erano ancora i pali quadrati. Perdemmo 1-0. Ricordo il ritiro sul Lago di Como. C'erano grandi uomini e grandi giocatori. Per un ragazzo giovane come me bastava farsi volere bene. I mondiali del 1982? Si è detto tutto. Non voglio spoilerare nulla ma il prossimo anno usciranno docufilm, miniserie, sia per ricordare Paolo Rossi, che ci manca ormai da un anno, e poi per raccontare quell'avventura". Bergomi si sofferma proprio su Paolo Rossi. "Avevamo un rapporto buonissimo. Paolo era un buono, aveva un sorriso per tutti, era sempre disponibile. Mi ha aiutato molto nell'inserimento. Poi ho avuto la fortuna di lavorare con lui come opinionista sportivo. Era solare, aveva un sorriso incredibile e amava la vita. Abbiamo saputo della sua scomparsa all'improvviso, non ha mai voluto comunicare nulla. Neanche ad Antonio Cabrini, il suo amico, quello con cui divideva la camera. Ha deciso di stare con la sua famiglia, nel suo dolore". L'avversario più forte tra quelli marcati è stato "Marco Van Basten. Per fisicità, tecnica, cattiveria agonista. Però ricordo anche un ragazzo del Dukla Praga che si chiamava Bittinger, che non prendevo mai. Se ne andava sempre. Quella partita col Dukla Praga fu sospesa a metà del secondo tempo per nebbia. Avevo il timore di doverlo affrontare di nuovo". Ha giocato con grandi allenatori, tra questi anche Ronaldo il Fenomeno. "Un giocatore unico, la tecnica in velocità vista in lui non l'ho mai vista in nessuno. Ci siamo allenati insieme l'anno in cui l'Inter vinse la Coppa Uefa". "La prima volta che è venuto ad allenarsi, in una delle prime partitelle, giocavamo a campo ridotto. Il portiere gli ha lanciato la palla, io l'ho sfidando dicendomi adesso gliela prendo. Lui mi ha fatto passare la palla sopra alla testa e poi ha fatto il pallonetto a Pagliuca. Lì ho capito che era un fenomeno vero". Tanti anche gli allenatori avuti in carriera. "Ho pianto solo per Radice. Esaltava le qualità dei giovani. Poi ho un bellissimo ricordo anche di Gigi Simoni, che mi fece fare una stagione incredibile a 36 anni e mi portò a fare il mio quarto mondiale. Poi li ricordo tutti con affetto". Ultime battute sull'omosessualità nel mondo del calcio: "La questione è delicata, io non penso che sia un tabù ma in vent'anni di spogliatoio non ho mai osservato nessun tipo di caso. Nel mondo di oggi si può sicuramente accettare". (ITALPRESS). ari/com 07-Dic-21 09:45

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