Zaki merce di scambio tra Italia ed Egitto per commercio e caso Regeni?

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Partiamo dalla cronaca. Il 7 febbraio 2020 lo studente egiziano Patrick Zaki, tornato al Cairo per far visita ai genitori, viene arrestato. Veniva da Bologna, dove si era trasferito dal settembre 2019, per un master in studi di genere.
Al Cairo viene interrogato e torturato.
Da allora è stato trattenuto in custodia cautelare, dapprima nel carcere di Tora, successivamente nel carcere del Cairo, in attesa della definizione del processo a suo carico con varie accuse, che vanno dalla propaganda sovversiva al terrorismo.
Da allora i mass-media del mondo occidentale sono scesi in campo in difesa di Zaki. Il governo italiano e persino la Ue ne hanno chiesto, fin da subito, a gran voce la scarcerazione. Anche l’attrice holliwoodiana Scarlett Johansson è intervenuta in difesa dello studente egiziano.

Perché Zaki è stato ed è così importante?
Vediamo il suo Dna. Patrick Zaki è un attivista presso l’Iniziativa Egiziana per i Diriti Personali – Eipr, associazione egiziana più o meno clandestina che difende i diritti LGBT.
Fin dai primi giorni successivi al suo arresto, è apparso evidente il collegamento del caso di Patrick Zaki con quello di Giulio Regeni, il giovane studente italiano trucidato al Cairo tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016 a seguito di orribili torture, riscontrate sul suo corpo dopo la morte. Regeni, studente italiano, anche lui, si era recato in Egitto per un dottorato di ricerca e guarda caso, Zaki, studente egiziano, era in Italia per un Master. Coincidenze? Realtà parallele?

Gli stessi genitori di Giulio Regeni, il 12.2.2020 hanno chiesto che i governi di tutto il mondo dovevano proteggere l’incolumità di Patrick Zaki. Analogie ideologiche, o qualcosa di più?
Gli organi di stampa nazionali, fin dal giugno 2020, si sono spinti oltre: nessun legame tra i due casi, ma una vera e propria trattativa finalizzata ad uno scambio internazionale.
I periodici rollingstone.it e il Riformista hanno evidenziato il sospetto che Zaki, fosse una pedina di scambio per la ripresa e l’intensificazione dei rapporti commerciali fra Italia ed Egitto.

Più interessante la ricostruzione di Giuliano Foschini su “La Repubblica”, secondo il quale l’arresto di Zaki è stato uno strumento di ricatto dell’Egitto nei confronti dell’Europa e dell’Italia in particolare.
Foschini, citando fonti diplomatiche, ha scritto che dietro la decisione della giustizia egiziana “ci sarebbe il tentativo di vincolare la vicenda Zaki a quella del processo Regeni”.

Colpo di scena. Il 7 dicembre scorso Patrick Zaki viene scarcerato, dopo 22 mesi di custodia cautelare in carcere, ma non ancora assolto.
La prossima udienza del processo a suo carico è fissata il 1° febbraio 2022. La trattativa fra governo egiziano e governo italiano, quindi, è andata a buon fine? Il processo italiano sul caso Regeni si concluderà con un’archiviazione e gli accordi commerciali tra i due paesi aumenteranno?
Queste trattative internazionali, in genere, procedono con protocolli segreti, per cui soltanto dai fatti concreti si potrà intuire il contenuto vero e proprio degli accordi.

Francesco Tallarico

 

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