Quando si realizzano i sogni

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Sfogliavo in questi giorni la biografia di un personaggio che ha sempre avuto un notevole richiamo nel mio Pantheon personale tanto da spingermi, anni or sono, a visitare i luoghi che tuttora lo celebrano come indiscusso apice culturale e artistico di primo spessore. Mi riferisco a Vespasiano Gonzaga, duca, primo e ultimo, di Sabbioneta che si trova tra Mantova e Parma.

Una preziosa gemma che rivela il nostro Rinascimento più raffinato. Una di quelle cosiddette ‘città ideali’ che illuminati mecenati a volte si cimentavano a costruire con una onnipotenza di intenti creativi, ispirandosi ai più alti canoni etici, stilistici e politici.Vespasiano appena ventitreenne inizierà a costruire la sua e vi si prodigherà per ben 35 anni ispirandosi al grande Vitruvio e concependola come un insediamento simmetrico, armonico, costruito attorno a una piazza centrale con unico nobile scopo: una vita più facile e armoniosa per migliorare le interazioni e la felicità dei suoi abitanti.

Una città che si prefiggeva di incarnare un modello di vita e di governo ideale, basato sulla concezione di una comunità serena, produttiva e bastante a se stessa, che sfidava l’utopia per piegarla ad una realtà plastica, con una pianificazione urbana in cui l’uomo era collocato al centro, nel più puro spirito dell’umanesimo.Una grande impresa da grande uomo e certo gli episodi di questo giovane Duca erano tutti piccoli presagi di un grande destino.

Un’esistenza degna delle attenzioni di un grande regista che oggi forse potrebbe tentare una trasposizione cinematografica, tanto affascinante e avvincenti sono i trascorsi della sua esistenza. Pur appartenendo ad un prestigioso lignaggio familiare, era solo il rampollo di un ramo cadetto dei Gonzaga-Gazzuolo che era nato dopo un prestigioso matrimonio con con una Colonna. Sarà la zia paterna Giulia Gonzaga, grandissimo personaggio, celebrata dall’Ariosto, dipinta da Tiziano, a giocare le carte giuste per il giovane Vespasiano. Ella divenuta sua tutrice quando il nipote aveva solo 10 anni saprà spianargli il più glorioso dei futuri possibili. Prima lo portò a Napoli per toglierlo dalle beghe di successione della famiglia materna che avrebbero potuto essergli fatali, e sarà nella capitale partenopea che gli farà perfezionare la sua educazione riuscendo a ben impressionare la Casa Reale al punto da essere chiamato a Madrid a soli 17 anni come paggio d’onore dell’infante Filippo, poi Filippo II, figlio di Carlo V di Asburgo.Ma ecco che la storia si fa più intrigante.

Dopo due anni dall’arrivo a Madrid, a 19 anni, farà un matrimonio segreto con una grande dama palermitana, imparentata con la famiglia reale, Diana Folch di Cardona. Sarà lei che, dopo qualche anno, reggerà Sabbioneta, già costruita, quando Vespasiano per coronare la sua carriera militare sarà impegnato per anni in sempre più fortunate affermazioni fino a diventare Capitano Generale del Sacro Romano Impero. Certo questo basterebbe alla sua fama se non si aggiungesse anche una certa nota di sospetto, crimine e vendetta che rendono il suo profilo un po’ inquietante. Succede infatti che Diana morirà misteriosamente nel 1559, a 28 anni, proprio mentre correvano voci sulla sua infedeltà, i suoi resti non furono mai trovati e il suo presunto amante fu trovato sgozzato.

Vespasiano si consolerà dopo un po’ sposando la cugina di Diana, Anna d’Aragona, infanta di Aragona e di Sicilia e presto erediterà le terre di Sicilia della sua seconda moglie dopo la prematura morte, forse di cancro, solo tre anni dopo il matrimonio.Un’altra curiosa ‘stranezza’ del Duca di Sabbioneta è una craniotomia che subì ad opera di un barbiere che riuscì a guarirlo da fortissime emicranie. Ma oggi visitando Sabbioneta non questi dettagli biografici vengono alla mente perché si rimane profondamente abbagliati dalla bellezza che la pervade, dalle magnifiche 4 statue equestri lignee a grandezza naturale, dalla romantica galleria degli Antenati, dal primo teatro in Italia progettato in un edificio a se stante, vero capolavoro di scuola Palladiana.

Ma quello che lascia consapevoli di trovarsi in un luogo veramente unico è nella Chiesa della Beata Vergine Incoronata, davanti al maestoso monumento in marmo policromo dove troneggia la statua in bronzo del Duca con indosso il pendente del collare del Cavalierato dell’Ordine del Toson d’oro conferitogli da Filippo I che lo nominò anche Grande di Spagna e viceré di Navarra. Collare che riproduce quello originale che fu rinvenuto solo nel 1988 effettuando un sopralluogo nella cassa contenenti i resti mortali del Duca e della sua famiglia che tuttora riposano nel sepolcro.

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