I partiti giocano con gli spicci e Draghi fa da solo pure la riforma delle pensioni

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Una volta tanto si sarebbe potuto approvare la manovra con un certo anticipo, evitandoci le solite votazioni notturne per evitare il rischio della gestione provvisoria; il Consiglio dei ministri l’aveva approvata il 29 ottobre. Ma i senatori sono riusciti a impiegare quasi un mese e mezzo per decidere come dividersi i 600 milioni (una miseria rispetto ai 30miliardi la cui destinazione è stata decisa dal solo governo, o meglio dai soli Draghi e Franco) a loro disposizione per le modifiche. E così eccoci di nuovo a parlare di votazioni all’ultimo respiro per arrivare alla votazione finale entro il 31 dicembre. Dato che il tempo per discuterla non c’è, appare scontato che la legge di bilancio verrà approvata con voto di fiducia prima di Natale a Palazzo Madama e poi appena prima di capodanno alla Camera.

Rispetto al testo licenziato da Palazzo Chigi si registra una sola modifica importante: tutti i limiti che il governo aveva proposto per confermare nel 2022 il superbonus 110% (25mila euro di Isee, obbligo di Cila e prima casa) sono saltati per il volere del M5S, che ha fatto sentire la sua forza nei gruppi parlamentari. Non solo: se ci si trova in un’area colpita dai terremoti che hanno squassato il centro Italia il bonus sarà automaticamente prorogato fino al 2025.

Per il resto i parlamentari non sembrano aver fatto un uso molto efficace del lungo tempo che hanno avuto a disposizione. Si fa fatica a considerare imprescindibile la creazione di un fondo per gli studenti provati da due anni di pandemia, la sospensione della tassa sui tavolini di bar e ristoranti, l’innalzamento del bonus mobili da 5 a 10mila euro, giù giù fino alla norma quasi ad personam che esenta dal pagamento del pedaggio autostradale i vigili del fuoco della Val d’Aosta (vorremmo dirvi che questa ce la siamo inventata, ma purtroppo è vera). E non dimentichiamo i 150mila euro stanziati per la tutela del sughero nazionale. Temi che magari hanno la loro rilevanza a livello locale, ma che sembrano più adatti a una discussione a livello di consiglio regionale, o meglio ancora comunale.

Ma chi pensa che Draghi possa essere stato infastidito da queste perdite di tempo potrebbe sbagliarsi; al premier conviene che i partiti si balocchino con queste minime modifiche alla manovra mentre lui può affrontare in solitaria, come piace a lui, la riforma delle pensioni. Proprio ieri il premier ha incontrato i sindacati – per la prima volta dopo lo sciopero generale boicottato dalla Cisl – per un confronto iniziale che dovrebbe concludersi con una revisione finalmente definitiva della legge Fornero. E Landini, forse scottato dal fallimento della protesta del 16 dicembre, si è affrettato a riconoscere che “siamo di fronte ad una dichiarazione ufficiale sulla disponibilità del governo a fare una discussione sulla riforma, cosa mai accaduta prima in questi dieci anni”, cui subito ha fatto eco Bombardieri “Si è deciso di aprire il cantiere”, mentre la Cisl con Sbarra continua la sua luna di miele con il premier: “È sttao un incontro molto importante e positivo”.

Draghi ha già annunciato ai tre sindacati un programma di incontri cui parteciperanno il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli e i ministri dell’economia, del Lavoro e della Pubblica amministrazione. E i partiti? Finito di giocare con gli spicci avanzati dalla manovra Draghi troverà di sicuro qualcosa con cui giocare per tenerli lontani dalle decisioni che contano.

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