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Lettera al nostro Natale. “Il tempo è un dono per ripetere il nostro ti amo”

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È davvero interessante la cronologia nella Bibbia, il computo del tempo, il ricordo delle date significative: l’una è il riferimento dell’altra. Potremmo definirlo un “calendario di vita”.

“Nel sesto mese”, dice il l Vangelo. Nel sesto mese … da che cosa? Dall’ Apparizione dell’Angelo a Zaccaria e quindi dal concepimento di San Giovanni Battista. Cioè dopo sei mesi da questo intervento straordinario di Dio. Nella Vita di Gesù e di Maria l’Annunciazione è una data fondamentale, è “la” data! Da quel momento tutto comincia. La data era quella che corrisponde al nostro 25 marzo, Festa dell’Annunciazione del Signore.

Elisabetta era al sesto mese. Giovanni Battista nascerà tre mesi dopo: il 24 giugno. “Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua”, Luca 1, 56). Dall’ Annunciazione (25 marzo) alla Nascita di Gesù (25 dicembre) passano esattamente nove mesi. Scrive il noto scrittore e giornalista Vittorio Messori: “È dal concepimento di Giovanni Battista che dobbiamo partire. Il Vangelo di Luca si apre con la storia dell’anziana coppia, Zaccaria ed Elisabetta, ormai rassegnata alla sterilità, una delle peggiori disgrazie in Israele. Zaccaria apparteneva alla casta sacerdotale e, un giorno che era di servizio nel Tempio di Gerusalemme, ebbe la visione di Gabriele (lo stesso Angelo che sei mesi dopo si presenterà a Maria, a Nazareth) che gli annunciava che, malgrado l’età avanzata, lui e la moglie avrebbero avuto un figlio. Dovevano chiamarlo Giovanni e sarebbe stato “grande davanti al Signore”. Luca ha cura di precisare che Zaccaria apparteneva alla classe sacerdotale di Abia e che quando ebbe l’apparizione “officiava nel turno della sua classe”. In effetti, coloro che nell’ Antico Israele appartenevano alla casta sacerdotale erano divisi in 24 classi che, avvicendandosi in ordine immutabile, dovevano prestare servizio liturgico al Tempio per una settimana, due volte l’anno.

Sapevamo che la classe di Zaccaria, quella di Abia, era l’ottava, nell’ elenco ufficiale. Ma quando cadevano i suoi turni di servizio? Nessuno lo sapeva. Ebbene, utilizzando anche ricerche svolte da altri specialisti e lavorando, soprattutto, su testi rinvenuti nella biblioteca essena di Qumran, ecco che l’enigma è stato violato dal professor Shemarjahu Talmon che, come six diceva, insegna alla Universita Ebraica di Gerusalemme. Lo studioso, cioè, è riuscito a precisare in che ordine cronologico si susseguivano le 24 classi sacerdotali. Quella di Abia prestava servizio liturgico al Tempio due volte l’anno, come le altre, ed una di quelle volte era nell’ ultima settimana di settembre. Dunque, era verosimile la tradizione dei cristiani orientali che pone tra il 23 e il 25 settembre l’annuncio a Zaccaria. Ma questa verosimiglianza si è avvicinata alla certezza perché, stimolati dalla scoperta del professor Talmon, gli studiosi hanno ricostruito la “filiera” di quella tradizione, giungendo alla conclusione che essa proveniva direttamente dalla Chiesa primitiva, giudeo-cristiana, di Gerusalemme. Una memoria antichissima quanto tenacissima, quella delle Chiese d’ Oriente, come confermato in molti altri casi “. (Vittorio Messori, “Accadde davvero un 25 dicembre”, in: “Corriere della Sera”, 9 luglio 2003).

Ci sono DATE IMPORTANTI nella nostra vita? Le ricordiamo? Giorni ed eventi che hanno cambiato la nostra vita per sempre? Quali eventi ricordiamo di preferenza, quelli belli o quelli brutti? Il guaio è che i ricordi di fatti spiacevoli o traumatici ci fanno dimenticare le cose belle della nostra vita. La nostra vita è cosparsa di Grazie, di interventi di Dio a nostro favore. Da quanti pericoli Egli ci ha preservato! Dovremmo tenere un Diario delle Grazie ricevute. Siamo degli ingrati, non ringraziamo e siamo sempre pronti ad accusare Dio dei nostri insuccessi o disgrazie. Nell’ altra vita vedremo tutto con chiarezza.

Questo tema interessantissimo ci stimola a riconoscere ed apprezzare che il tempo che Dio ci concede è un dono prezioso. Sappiamo tutti benissimo che il tempo corre sempre in avanti e che quello passato non ritorna e non ritornerà. “Fugit irreparabilis tempus! Noi non possediamo né il passato né il futuro. Solo il presente è reale. Se non lo viviamo bene diventerà un passato il cui ricordo ci amareggerà. Se lo viviamo bene diventerà un futuro che ci rallegrerà. Vissuto bene o vissuto male il tempo rimarrà sempre un Mistero.

Ascoltiamo il grande Sant’ Agostino: “Non ci fu dunque un tempo, durante il quale avresti fatto nulla, poiché il tempo stesso l’hai fatto Tu; e non vi è un tempo eterno con Te, poiché Tu sei stabile, mentre un tempo che fosse stabile non sarebbe tempo. Cos’è il tempo? Chi saprebbe spiegarlo in forma piana e breve? Chi saprebbe formarsene anche solo il concetto nella mente, per poi esprimerlo a parole? Eppure, quale parola più familiare e nota del tempo ritorna nelle nostre conversazioni? Quando siamo noi a parlarne, certo intendiamo, e intendiamo anche quando ne udiamo parlare altri. Cos’è dunque il tempo? Se nessuno m’ interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’ interroga, non lo so. Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente. Due, dunque, di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono, dal momento che il primo non è più, il secondo non è ancora? E quanto al presente, se fosse sempre presente, senza tradursi in passato, non sarebbe più tempo, ma Eternità. Se dunque il presente, per essere tempo, deve tradursi in passato, come possiamo dire anche di esso che esiste, se la ragione per cui esiste è che non esisterà? Quindi non possiamo parlare con verità di esistenza del tempo, se non in quanto tende a non esistere” (Sant’ Agostino, “Confessioni”, libro XI).

Ancora Sant’ Agostino: “Un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro né passato esistono. È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell’ animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa. Mi si permettano queste espressioni, e allora vedo e ammetto tre tempi, e tre tempi ci sono. Si dica ancora che i tempi sono tre: passato, presente e futuro, secondo l’espressione abusiva entrata nell’ uso; si dica pure così: vedete, non vi bado, non contrasto né biasimo nessuno, purché si comprenda ciò che si dice: che il futuro ora non è, né il passato. Di rado noi ci esprimiamo esattamente; per lo più ci esprimiamo inesattamente, ma si riconosce cosa vogliamo dire”. (Sant’ Agostino, “Confessioni”, libro XI).

Non dobbiamo pensare che questo sia semplicemente un discorso filosofico adatto a persone di una certa cultura. No. Capire cos’è il tempo significa possedere il segreto della vita. È nel tempo che cresciamo. È nel tempo che aumenta il nostro amore. È solamente nel tempo che possiamo meritare la felicità eterna. La ripetizione degli atti d’ amore ci fa diventare esseri celesti, angeli sulla terra, in attesa di tuffarci in una Eternità di gioia.

Un solo atto d’ amore vale già di per sé un’Eternità. Ma questo atto eterno Dio vuole che lo moltiplichiamo. Vorrei illustrare brevemente un nuovo concetto di tempo. Un’ Eternità moltiplicata che risultato dà? Sempre e solamente un’Eternità. Così come 1 x 1 x 1 x 1 x 1 fa sempre 1. Risulta che il tempo è un’Eternità moltiplicata, è il Divino continuamente ripresentato a noi che siamo esseri finiti. Il tempo è un’Eternità camuffata.

Forse può chiarire meglio il concetto riflettendo sulla meravigliosa realtà della Santa Messa. Quante Sante Messe ci sono? Una e una sola! Quella del Cenacolo celebrata da Gesù il Giovedi Santo. Allora perché diciamo che vengono celebrate un certo numero di Sante Messe? In realtà in ogni Santa Messa viene riproposta e ripresentata sempre e solamente l’unica Messa celebrata da Gesù! È il Divino che si moltiplica per sé stesso per gli uomini di ogni generazione. Tante Messe apparente “moltiplicate” in realtà è un’unica Santa Messa moltiplicata per Sé stessa.

Tra tutte le azioni umane quella che più ha impresso il sigillo dell’Eternità è l’atto di amore. Parliamo dell’amore vero, puro, disinteressato. L’ Amore è Dio, e Dio è Amore. L’ Amore è l’Essenza di Dio, per cui chiunque ama partecipa del Divino, lo sappia o no. Ecco allora il significato del tempo: un Dono di Dio per ripetere il nostro “Ti amo!” a Lui e ai nostri fratelli, ripeterlo continuamente, con i fatti più che con le parole. L’ Amore ripetuto, “moltiplicato”, è già un’Eternità beata! Ci risveglieremo, appena addormentati nel sonno della morte, alla Presenza del Dio Vivente, del Dio Trinità e Comunione Totale di Amore, senza variare il nostro ritmo: “Ti amo! Ti amo! Ti amo!”.

A questo punto l’Eternità e il tempo si fondono, e il tempo sarà riassorbito nell’ Eternità. Se poi Dio ci ha riservato anche una dimensione temporale – poiché i nostri corpi sono fatti di materia – nell’ Eternità, Lui per il Quale tutto è possibile, non ci è dato di saperlo con certezza, ma non si può escludere un Paradiso anche terrestre, con un ambiente “terreno” completamente trasfigurato. San Pietro dice qualcosa di molto interessante: “E poi, secondo la sua Promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la Giustizia” (2a Pietro 3, 13). Anche l’Apocalisse ne parla:“Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più”. (Apocalisse 21, 1). Anche il grande Isaia: “Ecco infatti Io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente” (Isaia 65, 17). “Sì, come i nuovi cieli e la nuova terra, che Io farò, dureranno per sempre davanti a Me – Oracolo del Signore – così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome”. (Isaia 66, 22).

Non perdiamo nessun “Ti amo!”, con le parole e coi fatti. Che non succeda di rimpiangere il tempo sprecato, diluito e disperso in tante facezie destinate a scomparire senza lasciare traccia. La frequenza e il ritmo del nostro amore sia come il respiro, come il battito del cuore. Tutto svanirà, solo l’Amore resterà. In Paradiso ricorderemo solo l’amore che abbiamo dato. Tutto ciò che è brutto e tutto ciò che è male sarà seppellito nell’ inferno insieme a chi l’ha diffuso e non si è pentito. “E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”. (Apocalisse 21, 4).

Ascoltiamo adesso un’anima Mistica: “Il mio pensiero ha interrotto il mio Ti amo dicendomi: “Che fai? Potresti fare altro! E poi, che cosa, che gran che è questo tuo ti amo?”. Ed il mio dolce Gesù, movendosi come in fretta nel mio interno, mi ha detto: “Che cosa dici? Che gran che è per Me il Ti amo a Me diretto? Figlia mia, il Ti amo è tutto! Il Ti amo è Amore, è venerazione, è stima, è eroismo, è sacrificio, è fiducia verso chi è diretto; il Ti amo è possedere colui che racchiude il Ti amo. Ti amo è una parola piccola, ma pesa quanto pesa tutta l’Eternità! Il Ti amo racchiude tutto, coinvolge tutti, si diffonde, si stringe, si eleva in alto, scende fin nel basso, s’imprime ovunque e giammai si arresta. Come, figlia mia, ‘Che gran che è il Ti amo? La sua Origine è Eterna. Nel Ti amo il Padre Celeste Mi generò, e nel Ti amo procedette lo Spirito Santo. Nel Ti amo il Fiat eterno fece la Creazione tutta, e nel Ti amo perdonò l’uomo colpevole e lo redense; sicché nel Ti amo l’anima trova tutto in Dio e Dio trova tutto nell’ anima. Perciò il valore del Ti amo è Infinito, è pieno di Vita, di Energia, non si stanca mai, supera tutto e trionfa di tutto. Quindi voglio vederlo e sentirlo questo ti amo a me diretto, sul tuo labbro, nel tuo cuore, nel volo dei tuoi pensieri, nelle gocce del tuo sangue, nelle pene e nelle gioie, nel cibo che prendi, in tutto. La vita del mio Ti amo deve essere lunga, lunga in te, ed il mio Fiat che regna in te vi metterà il suggello del Ti amo Divino” (Luisa Piccarreta, “Libro di Cielo”, 2 agosto 1925, volume 17⁰).

E ancora:“Figlia mia, ti amo, ti amo e tu dimmi che Mi ami per poter poggiare il mio grande ti amo sul tuo piccolo Ti amo affinché Io, slanciandolo nell’ Immensità del mio Fiat ti faccia amare da tutti e da tutto e tu Mi ami per tutti e per tutto. Sono l’Immensità e Mi piace dare e ricevere dalle creature il mio Amore immenso, Io dò e ricevo le armonie, le molteplici note, le dolcezze, i suoni incantevoli e rapitrici che ci sono nel mio Amore. Quando la mia Volontà ama, il cielo, il sole, la Creazione tutta, gli Angeli, i Santi, tutti amano insieme con Me e si mettono sull’ attenti ad aspettare il Ti amo da parte di Colui al quale è stato diretto il loro Ti amo e perciò sulle ali del mio Volere mando a tutti il tuo ti amo, come per pagarli perché tutti ti hanno amato insieme con Me. Se si ama è perché si vuole essere amati, non essere ricambiato nell’ amore è la pena più dura che fa dare in delirio ed è il chiodo più trafiggente, che solo la medicina, il balsamo dell’Amore ricambiato può togliere”. (Luisa Piccarreta, “Libro di Cielo”, 9 agosto 1937, volume 35⁰)

Dominicus

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