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Guggenheim: lunga vita alla Signora

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Ci sono personaggi pubblici che non smettono mai di abbagliarci per la loro fama e per le vicende della loro biografia che sono stati anche indiscusse personalità di enorme spessore intellettuale e culturale.

Sono quelle che oggi definiamo icone, spesso termine abusato ma che per Peggy Guggenheim mai poteva essere più appropriato.  Quarantatré anni fa, il 23 dicembre 1979 , moriva a Venezia una donna davvero fuori dall’ordinario che per oltre 80 anni aveva sempre occupato un posto di primissimo ruolo nello scenario dell’arte contemporanea.Lei sì una vera icona, che ancora spicca per la sua eccentrica originalità, estremamente geniale, e si può dire anche rivoluzionaria, nel collezionismo e nel mecenatismo. Con scelte clamorose ed originali ha marcato i contorni dell’avanguardia con un fiuto, un gusto e una modernità impressionante.Oggi i musei di arte moderna non sarebbero gli stessi senza quei numerosi autori che ella scoprì, sostenne e seppe imporre all’interesse mondiale e che prima delle sale dei musei frequentavano i suoi salotti e riempirono la sua affollatissima vita. Una esistenza piena di turbolenze e di contraccolpi che incessantemente la vide indugiare nella Bohème di allora ma che oggi è divenuta, spesso grazie a lei, indiscussa protagonista di un’ arte sempre più quotata e cifra artistica determinante del secolo scorso.Ma fu soprattutto lei ad essere una protagonista per tutta la sua vita. Prima trascurata bambina di genitori miliardari che poco tempo potevano dedicarle, soprattutto il padre che era esponente di spicco in una famiglia di enormi facoltà economiche. Sarà la sua tragica scomparsa, un vittima del Titanic, a lasciarla orfana a tredici anni rendendola  la più inquieta e recalcitrante ereditiera di sempre. E, come nessuna altra prima di lei, il suo enorme patrimonio fu investito in modo esemplare e tutti in fondo dobbiamo essergliene grati.

Pecora nera della sua famiglia dovette aspettare i 21 anni prima di disporre del suo capitale e presto iniziò ad allargare i suoi orizzonti. Prima a New York e subito dopo a Parigi fece gli incontri giusti e, in particolare, con gli esponenti più in vista delle élite artistiche. Marcel Duchamp divenne il suo mentore e le insegnò tutto. Fu così che tra una relazione e un matrimonio conobbe e divenne musa di un nutrito cenacolo di artisti che aspettavano solo di essere “lanciati” in orbita.

A Londra apre la sua prima galleria “Guggenheim Jeune”, con una prima mostra con 30 disegni di Jean Cocteau, seguì la prima personale di Kandinsky in Gran Bretagna e una serie di esposizioni di Yves Tanguy, Henry Moore, Alexander Calder, Jean Arp, Pablo Picasso, Georges Braque, Raymond Duchamp-Villon e Constantin Brancusi. Nomi eccellenti dai quali Guggenheim cominciò ad acquistare almeno un’opera d’arte da ogni mostra, ponendo le fondamenta della sua collezione.

Non fu sempre un successo e spesso dovette ricominciare tutto da capo. Mentre scoppiava la seconda guerra mondiale, Guggenheim viaggiò per l’Europa (soprattutto in Francia) acquistando i dipinti dei pittori nella lista datale dal suo amico e critico d’arte Herbert Read: erano Picasso, Ernst, Magritte, Man Ray, Dalí, Klee, Chagall, Miró e altri. Peggy, con 40mila dollari, creò in questo modo il nucleo di una delle più grandi collezioni di arte moderna del mondo.

Negli anni dell’occupazione nazista con uno stratagemma riuscì a salvare e a spedire la sua collezione negli Stati Uniti spacciandola per arredi domestici. Nel 1941 ritornerà in America con Max Ernst e lo sposa. Insieme aprono la prima importante galleria internazionale a New York. Conosce Pollock e ne diviene la prima mecenate e gli conferisce uno stipendio per sostenerlo artisticamente. Divorzia da Ernst e si trasferisce a Venezia dove deciderà di avverare i suoi sogni. Accetta di esporre alla Biennale la sua collezione e poi acquista il palazzo Venier dei Leoni sul Canal grande che sarà sua dimora per tutta la sua vita.

A Venezia divenne un mito: celebri gli occhiali da sole a farfalla, disegnati da Edward Melcart, il letto decorato da Calder, la gondola privata, i cani al seguito oggi sepolti nel giardino. Allora la sua casa diventa un punto di riferimento per scrittori e artisti e soprattutto, quando venne aperta all’inizio degli anni Cinquanta, al pubblico con una Collezione mozzafiato di oltre 300 pezzi. Ma lo è ancora oggi. Non si può passare da Venezia senza una visita a casa da Peggy: sarebbe una grande lacuna e un’occasione unica, incluso il privilegio di affacciarsi dalla splendida terrazza sul Canal Grande. Grazie Peggy!

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