Bilancio governo, non un Draghi ma un gattino. Il miracolo non c’è stato

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La crisi della nostra democrazia sta nelle parole dei leader che rappresentano ciò che rimane dei partiti.
Si contendono il 50% dei votanti mentre l’altra metà non va più a votare perché le forze in campo rappresentano debolmente o per nulla le loro istanze.
E’ la prima volta nella storia repubblicana che un uomo delle istituzioni decide sul proprio futuro.
Le frasi dei capi partito si possono sintetizzare così: “Se Draghi decide di salire al Colle…”.

La politica piegata su un solo uomo che rappresenta i potentati economici e non ha fatto mai nulla nella sua vita per nasconderlo. La caduta del governo Conte 2, in piena pandemia, è stata una manovra di palazzo del partito unico neoliberista che si vedeva sottrarre la gestione del Recovery fund.
Dopo la conferenza stampa di fine anno, condita di menzogne e ipocrisie, il sempre sia lodato Draghi ha fatto capire chiaramente che preferisce salire al Quirinale e che i suoi obiettivi sono stati raggiunti.

Sono molte le domande che sorgerebbero spontanee. Ma le riforme? La gestione del Recovery plan? La gestione della pandemia che si è di nuovo acutizzata?
Leggendo i giornali non si evidenziano critiche se non le solite standing ovation ma per fortuna esistono i social e i giornali on line che fanno un minimo di chiarezza. Con tutti i loro difetti rimangono i soli spazi di democrazia grazie ai quali è stato mandato a casa un certo Renzi dopo la disfatta del suo referendum sponsorizzato a reti unificate da Raiset e da tutti i giornaloni dieci piani di morbidezza.

Allora scopriamo che i “Migliori” il miracolo non lo hanno fatto in questi undici mesi di governo.
Dopo il fallimento del G20 sul clima questo governo ha iniziato con molto ritardo la campagna vaccinale della terza dose imponendo regole da manicomio per chi contrae il virus e creando un vero e proprio caos sui tamponi.
Nessun ristoro previsto per le attività in sofferenza in questo Natale/Capodanno che si è rivelato complicato al pari di quello dell’anno scorso tra disdette e aumenti dei contagi vertiginosi.

Ma il capolavoro del mancato miracolo è stato sulle riforme.
Nessuna riforma strutturale delle pensioni (quota 100 è stata sostituita con quota 102 ma solo per il 2022).
Nessuna riforma sul fisco (un riequilibrio delle aliquote Irpef non è una riforma).
Nessuna riforma sugli ammortizzatori sociali.
Nessuna norma per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale (ammonta a 130 miliardi l’anno).
Nessuna norma contro tutte le mafie.
L’unica riforma realizzata è una vera e propria schifezza ed è quella sulla Giustizia. Il “ce lo chiede l’Europa” che tradotto consisterebbe nel ridurre i tempi del processo è stato interpretato dalla riforma con la tagliola, ossia con l’eliminazione del processo.

Se poi andiamo nel terreno fertile del nostro Presidente del Consiglio, ossia la Finanza, scopriamo che lo spread è arrivato a 135 punti e risulta quasi il 30% più alto del periodo conclusivo del governo Conte 2 (spread 105 punti).
Se, infine, ci spostiamo sul motivo principale della caduta del governo Conte 2 e riguarda la centralità del parlamento si scopre che questo governo ha posto 35 fiducie in 10 mesi e mezzo stracciando il record del governo Monti per buona pace del guastatore Matteo Renzi.
Per non parlare della legge di Bilancio licenziata sul filo di lana senza che la Camera potesse emendarla per evitare l’esercizio provvisorio.

E’ evidente a tutti che, oltre la gestione discutibile della pandemia, questo governo non ha portato i risultati attesi nella vigilia perché non esiste l’uomo della provvidenza, non c’è mai stato in politica e mai ci sarà perché una democrazia vive di processi lenti e le maggioranze parlamentari devono essere coerenti.
Tuttavia questa storia ci ha evidenziato un aspetto molto importante e urgente che riguarda lo stato della nostra informazione; perché dietro una standing ovation o una leccatina di tacchi a reti unificate ci sono degli interessi economici, editori impuri e giornalisti compiacenti che non contribuiscono in alcun modo alla libera informazione.

di Amedeo Giustini

 

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