Battaglia sull’energia: ecco come l’Italia può approfittare della debolezza della Germania

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Tempi duri per la Germania. Abituata fin dalla nascita dell’Unione a dettare legge a Bruxelles, deve ora gestire non una ma due gravi “insubordinazioni” dei suoi partner europei. Se la prima – la richiesta di rivedere il Patto di stabilità ufficializzata con una lettara al Financial Times da Macron e Draghi – è tutto sommato accettabile perché i dettami di Maastricht sono davvero obsoleti, il secondo è molto più doloroso perché riguarda un cambio di politica che la Germania aveva appena abbracciato dopo anni di tentennamenti; l’abbandono del nucleare.

Ed ecco che, proprio mentre i tedeschi si apprestano quest’anno a spegnere gli ultimi tre reattori ancora in funzione, la Commissione Europea propone di inserire l’energia nucleare tra le fonti meritevoli di ricevere finanziamenti in quanto attività sostenibile dal punto di vista ambientale. A Berlino non hanno perso tempo, e hanno prima reagito ufficialmente tramite il portavoce del governo, che ha definito “pericolosa” la tecnologia nucleare, e poi hanno cominciato a chiamare le cancellerie di mezza Europa per creare una fronda contro la proposta. Al richiamo hanno risposto non solo i soliti alleati Austria (la ministra per il clima ha mincacciato di fare causa alla UE) e Lussemburgo (il ministro dell’energia ha parlato di rischio di greenwashing), ma pure la Spagna, che attraverso la ministra per la Transizione ecologica ha detto di non considerare quella nucleare un energia verde e tantomeno sostenibile.

L’ingresso della Spagna nel fronte del no potrebbe essere letto, oltre che come testimonianza di sincera attenzione all’ambiente, come un tentativo di avvicinarsi alla Germania ora che Parigi ha palesemente mostrato di considerare Roma il partner privilegiato a scapito proprio di Madrid. Che si creda o no a questi tatticismi diplomatici, che sanno un po’ di Europa primo novecentesca ma aiutano a spiegare molte delle mosse fatte a Bruxelles, è fuori di dubbio che la Germania non è più il dominus della UE. Anche solo un paio di anni fa che la Commissione potesse avanzare una proposta che contrastava le politiche di Berlino era da considerarsi pura fantascienza.

Ma la Germania di oggi è molto più debole di quella della Merkel, proprio a causa di alcune decisioni sciagurate della ex cancelliera che solo ora cominciano a dare i propri frutti avvelenati. Pensiamo alla decisione di strozzare la Grecia in occasione della crisi dei titoli di stato nel 2012, all’accoglienza indiscriminata di oltre un milione di rifugiati nel 2015, all’abbandono del nucleare, per finire con l’approvazione del controverso gasdotto NordStream 2 dell’amico Putin, la lista delle pessime decisioni di Angela alle quali ora Scholz è chiamato a rimediare è lunghissima.

E l’Italia? Mai trattata bene dalla Merkel, si trova ora in una posizione di maggiore forza nei confronti della Germania, ma proprio sulla questione del nucleare per ora ha deciso di non infierire. Se non ha condannato la proposta della UE è vero anche che non ha fatto alcun passo avanti in favore di un ritorno al nucleare. La verità è che in questa partita quel che interessa davvero al nostro Paese è la sorte del gas, inserito pure questo tra le fonti “verdi” della Commissione, sul quale pure la Germania ha intenzione di puntare. Ecco perché Draghi ha preferito lasciare silenti i suoi ministri; da un lato non vuole infastidire Macron, che da una promozione del nucleare a energia pulita avrebbe tutto da guadagnare (la Francia ottiene il 72% dell’energia elettrica di cui ha bisogno tramite le centrali), dall’altro sa che stavolta i nostri interessi sono più vicini a quelli dei tedeschi. Ma non è questo il momento di firmare cambiali in bianco a Scholz.

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