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Il doppio registro di “Don’t look up” e l’incrocio malefico “tra Jobs e Gates”

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Immaginate che due astrofisici americani facciano una scoperta sconvolgente: la vita sulla Terra è in gravissimo pericolo perché una cometa di dimensioni gigantesche è in viaggio verso il nostro pianeta. L’umanità ha solo sei mesi di tempo per dirottare il mostruoso killer spaziale. I due scienziati riescono a farsi ricevere d’urgenza dal presidente Usa. Gli espongono il tremendo problema. Ma la risposta del numero uno di Washington è beffarda e raggelante: «Sapete quante riunioni sulla fine del mondo abbiamo fatto? Crisi economiche, armi nucleari, intelligenza artificiale ostile…».

Si snoda su questo doppio registro grottesco-catastrofico “Don’t look up”, il film Netflix che sta facendo parecchio discutere, sia il pubblico sia la stampa. E questa è già una notizia. Perché è sempre più raro che un prodotto dell’industria cinematografica susciti reazioni così nette nell’opinione pubblica. Soprattutto che susciti qualsivoglia reazione. Su “Don’t look up” non ci sono vie di mezzo. C’è chi lo trova geniale e c’è, al contrario, chi lo ritiene una “boiata pazzesca”, un’“americanata” leggera e banale.

È il segno che comunque il film colpisce il bersaglio, smuovendo sentimenti profondi. In questo caso parliamo innanzi tutto della sfiducia nella politica, un fenomeno che travalica i confini italiani ed europei colpendo duramente anche gli Usa, che già vantano peraltro un primato storico di assenteismo elettorale. C’è chi individua troppo facilmente la figura del superficiale presidente (si tratta di un presidente donna, interpretato da Meryl Streep) in Donald Trump e ciò per la dedizione assoluta ai follower dei social media, fatto che le impedisce di sottovalutare il pericolo.

Ma in realtà la satira del film colpisce tutti. Aldo Cazzullo ricorda al riguardo, sul “Corriere” ,che il primo presidente a usare in modo massiccio i social è stato Obama.

Ciascuno può vedere in “Don’t look down” tutte le superficialità politiche che vuole, da quelle per l’ambiente a quelle per guerre, pandemie e povertà. Ma il vero pericolo denunciato è l’asservimento di politici, cittadini e grandi media alla Rete. Non a caso il vero “cattivo” del film è uno dei padroni del Web, una sorta di incrocio malefico tra Steve Jobs e Bill Gates.

L’incontro tra catastrofismo e satira permette di accostare questo film, si “parva licet”, a un “cult” degli anni Sessanta, il “Dottor Stranamore”. All’epoca il pericolo non era la Rete ma l’onnipotenza dell’apparato militare che gestiva le armi nucleari. La catastrofe era , in quel film, causata da un generale con problemi di impotenza: «Non do più i miei fluidi alle donne». Tant’è che in quegli anni lo slogan salvifico era “fate l’amore, non fate la guerra”. Oggi potrebbe essere “pensa al futuro, non ai follower”. “Look up”, in italiano “guarda in alto”. Appunto.

di Aldo Di Lello

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