Macron alle urne: l’imperatore d’Europa verrà disarcionato dai suoi soldati?

2 minuti di lettura

È diventato l’imperatore d’Europa, l’unico in grado di imporre la sua volontà a Bruxelles e mettere a tacere Berlino, ma rischia di essere detronizzato proprio dai suoi concittadini francesi.

La situazione di Emmanuel Macron è davvero paradossale: se a livello internazionale passa da un successo all’altro – dalla firma del Trattato del Quirinale all’annuncio della revisione del Patto di stabilità, passando per l’imposizione del nucleare come energia verde e quindi sovvenzionabile dalla UE (col benestare di Berlino che pure all’energia atomica ha appena rinunciato) – sul versante domestico è sempre più in difficoltà e rischia seriamente di non essere rieletto alle presidenziali in programma il prossimo 10 aprile.

È quindi con uno stato d’animo combattuto che il leader di En Marche! ha cominciato la presidenza di turno francese della UE: mancando un leader forte in Germania è il momento buono per portare a termine una serie di riforme sempre osteggiate da Berlino e realizzare quell’egemonia francese sull’Europa che a Parigi inseguono dalla nascita della CEE. Però sono proprio gli elettori che potrebbero far fallire questo sogno, mandando all’Eliseo uno dei suoi avversari: dalla sempreverde Marine Le Pen alla grigia ma affidabile Valérie Pécresse al folkloristico Éric Zemmour, uno secondo il quale pure la Lombardia dovrebbe essere francese perché “non c’è differenza tra Nizza e Milano”.

Macron sa che pure arrivare al ballottaggio non è scontato: nei primi cinque anni del suo mandato ha dovuto fronteggiare una opposizione popolare fortissima, identificata dalla stampa prima nei gilet gialli e poi nei no-vax, ma che comunque si avverte in tutta la Francia di provincia (vale a dire tutta la Francia esclusa Parigi) e che lo ha costretto a rinunciare alla riforma delle pensioni, che aveva giurato e spergiurato avrebbe portato a compimento entro il primo mandato.

Macron può contare sulla mancanza di un candidato di sinistra appena decente; il che gli consentirebbe di fare incetta dei voti della gauche – in decisa ritirata rispetto al passato ma sempre consistente – terrorizzata all’idea di ritrovarsi con un “neofascista” all’Eliseo. Ecco perché si è potuto permettere di irrigidire le sue posizioni su immigrazione clandestina e rafforzamento delle frontiere: sa che comunque nessuno a sinistra oserà preferirgli la Le Pen o Zemmour.

A questo proposito la presidenza UE potrebbe fargli comodo proprio per conquistare consenso in casa: se riuscisse a mettere in agenda una riforma di Schengen tale da consentire alla Francia di riprendere il controllo delle sue frontiere non c’è dubbio che qualche voto di centro-destra potrebbe finire pure nella sua urna, consentendogli di arrivare al sospirato secondo mandato. Sulla riforma del Patto di stabilità Macron non ha invece fretta; sa che in quel caso il tempo gioca a suo favore. Con la crisi da Covid tutt’altro che finita conviene forse andare avanti ancora qualche tempo con lo stato emergenziale, facendolo durare tanto da farlo diventare “la nuova normalità” pure agli occhi dei tedeschi, che a quel punto avrebbero meno ragioni di difendere i limiti obsoleti di Maastricht.

La situazione di Macron è senza dubbio difficile, ma il presidente è un combattente e si esalta di fronte alle sfide; non c’è dubbio che Mario Draghi, impantanato nella palude leghista e privo della possibilità di dotarsi di una vera approvazione popolare, ha cominciato a invidiarlo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Malattie genetiche, nuove scoperte sul DNA “copia e incolla”

Articolo successivo

Calciomercato: Barcellona. Coutinho all’Aston Villa sino a fine stagione

0  0,00