KAZAKISTAN IN FIAMME. Una nuova rivoluzione arancione tra Russia e Cina?

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Notizia dell’ultima ora. L’agenzia di stampa russa Tass ha riferito che la residenza presidenziale ad Almaty, in Kazakistan, è in fiamme. Nelle ore precedenti i rivoltosi hanno fatto irruzione nel palazzo del sindaco della città appiccando un incendio.

Il governo kazako ha rassegnato le dimissioni dopo le proteste senza precedenti scoppiate nel paese, che hanno portato ad almeno 200 arresti e 95 poliziotti feriti.

Il Presidente Kassym-Jomart Tokayev ha accettato le dimissioni del governo poche ore dopo aver dichiarato lo stato di emergenza e ha nominato Alikhan Smailov primo ministro ad interim. Smailov era in precedenza il primo vice premier.

Le proteste sono state molto violente, le forze dell’ordine stanno intervenendo con gas lacrimogeni e granate stordenti.

Qual è la causa di proteste così violente?

Ufficialmente, gli scontri sono iniziati dopo che il governo ha eliminato i controlli sui prezzi del gas di petrolio liquefatto all’inizio dell’anno e conseguentemente il prezzo della materia prima è schizzato improvvisamente alle stelle.

Questa la versione ufficiale, che circola sui media mainstream, ma lo Speciale, come di consueto, vuole vederci chiaro.

Alcuni organi di stampa hanno formulato ipotesi ben diverse circa la vera causa di questi disordini.

In un fondo a firma di Giuseppe Masala, ad esempio, l’ “Antidiplomatico” ha affermato senza tanti giri di parole, che gli scontri nel paese kazako continuano senza sosta in maniera anche molto violenta in stile ucraino. Si ripropongono, infatti, le stesse modalità. Dietro questa sommossa quindi ci sono gli occidentali.

Si può dire perciò che la risposta occidentale alla proposta russa è arrivata e che l’incontro del 10 gennaio prossimo a Ginevra tra russi e americani potrebbe anche non svolgersi.

Se questa ipotesi di una nuova rivoluzione arancione, finanziata dall’occidente, ai danni della Russia e della Cina, fosse fondata, le conseguenze sarebbero gravissime. La Russia perderebbe un paese amico ed alleato di fondamentale importanza geopolitica nello scacchiere asiatico. Oppure, scenario forse anche più destabilizzante, vedrebbe il Kazakistan avvitarsi in una violenta crisi in stile ucraino.

Per ora la Russia si mantiene cauta. Il portavoce del Presidente Putin, Dmitry Peskov, ha espresso una posizione assai moderata. Il Kazakistan non si è rivolto alla Russia – ha affermato il portavoce – per chiedere aiuto a causa dei disordini in un certo numero di grandi città e il Cremlino si oppone alle interferenze esterne e crede che le autorità del paese affronteranno da sole i problemi interni. Che tradotto dal diplomatichese significa: se la situazione si aggrava la Russia manderà il proprio esercito a risolvere la situazione, esattamente come ha già fatto qualche mese fa in Bielorussia.

di Francesco Tallarico

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