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Ucraina e caro energia, Putin agli europei: fatevi i Gazprom vostri

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Geopolitica del gas, ovvero come usare il caro bollette per tenere lontana l’UE dal braccio di ferro in corso tra Usa e Russia a ridosso dell’Ucraina.

È l’accusa, diretta, che l’Iea (l’Agenzia internazionale dell’energia) rivolge a Putin. «Crediamo – punta l’indice contro il Cremlino il direttore esecutivo Fatih Birol- che ci siano forti elementi di tensione nel mercato europeo a causa del comportamento della Russia». Dopo aver notato che Gazprom, il monopolista di Stato russo, ha sensibilmente ridotto il flusso di gas ai paesi europei, l’agenzia afferma che ciò è dovuto alle «tensioni» intorno a Kiev. Insomma, le logiche di mercato non c’entrano niente. Gazprom vuole tenerci al freddo per conto di zar Vladimir, il quale non vuole che gli europei diano retta a Biden.

L’Iea è un organismo internazionale indipendente e quindi un motivo ci sarà pure se si sbilancia così. Ma il punto non è stabilire se (e fino a che punto) siano fondate le accuse a Mosca di usare a scopo intimidatorio-ricattatorio le forniture di metano. Il punto è che così non si può andare avanti. E che i paesi Ue stanno entrando sempre più nel ruolo del manzoniano vaso di coccio tra vasi di ferro.

Occorrerebbe una reazione, uno scatto d’orgoglio, un colpo d’ala, chiamatelo come volete, ma è urgente che l’UE individui un minimo comune denominatore geopolitico. Più facile a dirsi. Sia perché i governi europei sono abituati ad andare ciascuno per conto proprio nelle faccende che contano, come appunto l’energia, sia perché il Vecchio Continente non possiede né risorse né capacità tecnologiche per affrancarsi dalla dipendenza verso i paesi fornitori di gas, Russia in testa.
Basterebbe però che l’opinione pubblica e le classi dirigenti europee raggiungessero almeno la consapevolezza che i loro interessi non possono sempre e comunque coincidere con quelli dell’alleato americano. Il quale alleato, da un lato chiede ai paesi Ue di essere solidali con la sua politica di contenimento della Russia, dall’altro continua serenamente a farsi gli affari propri in barba all’amicizia atlantica.

E clamoroso esempio di questo “egoismo” americano lo troviamo proprio nella politica energetica. L’America – notava giorni fa Federico Rampini su il “Corriere” – è straricca di gas e «potrebbe aiutare gli europei a emanciparsi dall’eccessiva dipendenza dalla Russia (ogni presidente , da Barack Obama in poi, ha promesso di farlo); invece tante esportazione di gas liquefatto americano sono dirottate verso la Cina che le strapaga».
E gli europei? Si propongono vanamente come promotori di dialogo. E, per quanto riguarda l’energia, sognano un mondo di zero emissioni e di energia nucleare senza rischi. Da tempo si favoleggia, nel Continente, sui reattori del futuro.
Se continua così, alla prima, vera, crisi internazionale, rischiamo tutti di morire freddo.

Aldo Di Lello

 

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