29 miliardi in più in bollette, ma “se ne parla dopo il Quirinale”

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Ventinove miliardi di bollette in più, praticamente una finanziaria in negativo, tutta sulle spalle delle imprese. È questo il conto fatto dal delegato di Confindustria per l’energia Aurelio Regina, secondo il quale nel 2022 il costo dell’energia per le aziende italiane passerà da 8 a 37 miliardi, con tanti saluti alla ripresa del Pil (per non parlare di quella degli stipendi, che continuano a essere gli stessi di vent’anni fa).

Il caro bollette rischia di diventare il problema più esplosivo in un inizio d’anno caratterizzato quasi solo da brutte notizie, dall’aumento dei casi Covid, alla ripresa a singhiozzo delle scuole alle grida di dolore dei piccoli commercianti martoriati da un lockdown “mascherato”. Qualsiasi governo si butterebbe pancia a terra a cercare di disinnescare una bomba che rischia di mettere in pericolo buona parte della crescita faticosamente conquistata nel 2021, ma a Palazzo Chigi ormai è tutto fermo in attesa di capire che piega prenderà la partita per il Quirinale.

Finora il governo si è limitato a indire una “riunione tecnica” sul pacchetto energia, e ad assicurare che “si stanno mettendo a punto ulteriori misure dirette ad attenuare l’impatto che il caro bollette ha sulle famiglie e le imprese”. Quando, come e di che entità queste misure siano non è per ora dato sapere. In ogni caso è difficile che si farà in tempo a infilarle nel decreto “Sostegni-ter”, che è atteso in Consiglio dei ministri all’inizio della prossima settimana.

Il tempo però stringe, perché le aziende hanno già fatto capire di essere pronte a scaricare parte dei maggiori costi necessari per far funzionare i macchinari tramite l’aumento dei prezzi di vendita. L’alternativa è interrompere la produzione, come hanno già fatto molti agricoltori, almeno secondo quanto denuncia Coldiretti: pur di non affrontare rincari che nel caso del prezzo del gasolio hanno superato il 50% molte piccole aziende hanno preferito “spegnere” i trattori e rinunciare alle coltivazioni finché la situazione non migliorerà.

Il problema è che il governo sta facendo di tutto per evitare di affidarsi a uno scostamento di bilancio, che causerebbe più di qualche alzata di sopracciglio a Bruxelles, visto che all’Italia in questi mesi è già stato permesso di spendere ben al di sopra delle sue possibilità. Per questo Draghi non vorrebbe ricorrere di nuovo alle casse pubbliche dopo aver già destinato 8 miliardi e mezzo alla neutralizzazione del caro bollette, in buona parte inseriti nell’ultima legge di bilancio.

È però vero che qualche mese fa la variante Omicron era sconosciuta e che nessuno si aspettava di cominciare il 2022 con i cinema e i teatri semivuoti, le serrande dei negozi abbassate e gli stadi aperti per finta. Senza contare l’aumento del prezzo dell’energia.

Ecco perché Confindustria ha invocato l’aiuto del governo, con un appello piuttosto drammatico: “il Paese si assuma la responsabilità di mettere in piedi una politica di medio-lungo periodo” perché l’unica cosa certa è che i prezzi in futuro scenderanno sì, ma di poco, quindi senza aiuti da parte del governo l’unica alternativa alla chiusura è un forte aumento dei prezzi dei prodotti. E quindi un’ondata inflattiva come non se ne vedevano dai primi anni ’90.

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