Come creare un mito e vivere infelici

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C.C. ovvero Coco Chanel, o semplicemente Mademoiselle Chanel, rappresenta la creazione di un mito in cui spiccano significati ben precisi come la liberazione del corpo della donna e l’inseguimento della sua indipendenza. La sua moda si  emancipa dagli orpelli della tradizione per indirizzarsi verso una comodità rivoluzionaria nel vestire, proponendo una  donna moderna, al limite dell’androginia e con abiti che significano libertà e oblio.

Finalmente ogni donna può andare in bici, cavalcare dimenticandosi cosa indossa. Può dire addio alle massacranti stecche da balena dei corsetti, a quei cappelli a nido di uccelli. Coco annulla quelle complicazioni barocche da modiste per inventare invece pigiami da spiaggia, pantaloni larghissimi, bluse da marinaio, tricot a righe con scollo a barca. Mette in campo persino nuove fibre tessili come il Jersey, prima usato solo per le comode maglie di polo dei fantini, che ispirarono Chanel con i loro pantaloni alla zuava e persino con le trapunte di sotto sella che diventeranno poi tema delle sue originalissime borse. Accusata di mascolinizzare crea una immagine moderna di donna, legata a nuovi ruoli sociali, con uno stile ed una nuova eleganza che privilegia il corpo, lo sport e la vita all’aperto, come le aveva insegnato Alfred Capel, il suo unico grande amore Boy.

Dopo il loro fortunato incontro egli ha saputo generosamente supportare le più originali idee di Coco con l’apertura di un atelier per cappelli a Parigi e, quattro anni dopo, anche a Deauville, celebre località balneare in Normandia, dove Boy aveva la sua scuderia di cavalli da polo e che presto diventerà palcoscenico e trionfo del suo successo.

Chi lo avrebbe mai immaginato? Lei con un passato così avverso e difficile con abbandoni, stenti, privazioni e povertà, un passato che poi ha dovuto rimodellare e riabilitare come sempre con il suo genio fino a ricucire, scucire, e rifilare i nodi più fitti traendone sempre il meglio.

L’austerità e la purezza degli anni in convento, dove fu abbandonata, ritornano nell’essenzialità dei suoi modelli in cui viene cancellato tutto il superfluo e in cui anche l’assenza del colore si trasforma in assoluta bellezza. Essenzialità che raggiunge il sublime in quei tubini in cui il nero trionfa e cancella tutto ciò che ha intorno per definirsi nell’unica concessione: un filo di perle… il trionfo del minimalismo.

Quando Boy sarà vittima di un tragico incidente automobilistico Coco ha già la sua affermata Maison Chanel al n. 31 di Rue Cambone. Le sue gonne rette, i suoi tailleurs, le giacche di jersey sono già nota dominante negli anni della Grande Guerra in cui la donna si definisce sempre di più nella sua indipendenza. Nel 1921, durante il periodo di lutto per la scomparsa di Boy trascorso in Costa azzurra, crea quel leggendario profumo che diventa marchio internazionale, con il suo nome e un solo numero. Si riprenderà da quel dolore solo con il successo, i grandi flirt, gli amici aristocratici, artisti di fama e vip del momento di altissima risonanza come il duca di Westminster, Winston Churchill, Stravinsky, Diaghilev, Misia Sert, solo per ricordare i più celebri.

Forse la vita di Coco Chanel non fu mai felice ma il suo nome e la sua genialità sono entrati nella leggenda e nell’immaginario della moda con un segno indelebile. I suoi abiti restano nella storia, e il più famoso forse rimane quel tailleur rosa di Jackie indossato a Dallas. “La moda” ha detto Coco Chanel “dovrebbe morire e morire in fretta”. Ma forse si sbagliava.

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