Beppe Grillo indagato, cade l’ultimo equivoco di un M5S paurosamente normale

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Possiamo chiamarla nemesi, possiamo chiamarlo boomerang, possiamo chiamarla figuraccia, possiamo chiamarla come volete. Ma la notizia di Beppe Grillo indagato per traffico illecito di influenze pone fine a un ciclo: quello del M5S come soggetto politico “diverso”. Un ciclo che coincide con un grande equivoco e un colossale abbaglio, entrambi alimentati dal sistema mediatico quasi dieci anni fa, quando tutti (o quasi) individuarono nei pentastellati l’antipolitica che avrebbe dovuto rigenerare la politica, l’antisistema che avrebbe sbriciolato il potere di partiti ormai al capolinea.

«Aprirò il Parlamento come una scatola di sardine», minacciò il Grillo sparlante e urlante all’indomani delle elezioni politiche del 2013, quando il M5S irruppe nelle istituzioni rappresentative sull’onda di un incredibile 23,8 % di consensi.
«L’onestà andrà di moda», annunciò il comico prestato alla politica, che si presentò al pubblico con il cofondatore del M5S, Gianroberto Casaleggio, un tipo che sembrava appena arrivato da Silicon Valley, capelli lunghi e occhialetti tondi alla John Lennon, uno che sembrava prefigurare la politica di un futuro alle porte: tutta rigore morale e democrazia diretta on the web.

Onestà, onestà, in realtà tutto è vanità, vanità delle vanità. L’arma della purezza politica si ritorce contro chi l’ha agitata in modo fanatico e insolente. Perché questa storia dei soldi che Grillo e la Casaleggio Associati avrebbero preso in forma di contratti pubblicitari da Vincenzo Onorato, fondatore di Moby, è una roba da lobbismo straccione: qualche centinaio di migliaia di euro per «sensibilizzare la politica sul problema dei naviganti».

Naturalmente c’è molto di peggio in giro. Ma per Grillo, e per il MoVimento da lui fondato, anche uno schizzo di fango è letale. Perché comporta una caduta verticale di credibilità, una sbugiardata irrimediabile.
Per la verità, con l’avvio della legislatura, con i due governi Conte e poi con l’appoggio al governo Draghi, per i pentastellati s’è iniziata una parabola discendente che non s’è mai interrotta, prova ne sia il dimezzato nei sondaggi. Liti, contraddizioni, gli addii di parlamentari al MoVimento, hanno prodotto una inesorabile caduta di consensi.
Ma, con questa disavventura giudiziaria, il M5S diventa miseramente “normale”, gli cade dalla faccia la maschera della “diversità”. E per una forza che non ha una vera cultura politica è qualcosa di letale, perché è la fine di ogni, residua originalità.

Per ironia della sorte, l’indagine su Grillo parte mentre si avvicina il trentesimo anniversario di Tangentopoli (1l 17 febbraio del 1992 ci fu l’arresto di Mario Chiesa). Tra il clima di allora e quello di oggi, la distanza è certo incommensurabile. Salvo che per un fatto: la vanità di ogni speranza sulla rigenerazione morale della politica.

di Aldo Di Lello

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