Briatore reinventa la lotta di classe ma sbaglia strategia

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Se ti chiami Gennaro Persichetti e fai il contabile in una ditta di insaccati, di notte puoi dormire sonni tranquilli: nessun pm ti verrà a cercare. Ma se ti chiami Flavio Briatore e ti conoscono in tutto il mondo come imprenditore di successo, allora possono arrivarti grossi guai: ci sarà sempre qualche giudice pronto a farti scontare la tua ricchezza, il tuo successo e la tua notorietà.

È questa, in sintesi, la nuova idea di lotta classe proposta dal patron del Billionaire. L’occasione gli è stata fornita dall’assoluzione in corte d’Appello per il reato di frode fiscale. Un’occasione di per sé lieta. Ma che ha scatenato la rabbia del facoltoso manager, che si è visto 12 anni fa sequestrare il maxi yacht Force Blue da 22 milioni, per poi assistere alla svendita della “barchetta” per 7,5 milioni da parte del custode giudiziario. Ha tutto il diritto, il Briatore, di sentirsi gabbato e defraudato dalla Giustizia ingiusta. Vedere che i giudici di oggi hanno dato torto al pm di ieri e constatare che purtroppo non c’è niente da fare perché il danno è ormai irreparabile, assistere a questo scempio di yacht e immaginare il ghigno di tanti giudici antibriatoriani, è cosa, indubbiamente, da far tremare le viscere per l’indignazione.

Si dà però il caso che sia una vicenda terribilmente comune, nell’Italia dei magistrati che sono controllati solo da altri magistrati e della legge che non è sempre uguale per tutti. Briatore c’ha rimesso lo yacht, ma c’è chi ci rimette beni infinitamente più preziosi, come l’onore, la reputazione, gli affetti più cari. E c’è chi non regge alla vergogna o alla stress e decide di farla finita come, recentemente, il consigliere regionale Angelo Burzi e come, tanti anni fa, Gabriele Cagliari e Raul Gardini.

Mister Billionaire non l’ha invece messa sul piano della malagiustizia che può colpire tutti, ma su quello dell’odio di classe che colpisce i vip. «Tutto questo è successo perché mi chiamo Flavio Briatore», ha sbraitato in una intervista a “la Repubblica”. «Più sei famoso e più ti vogliono condannare». E poi rincarando la dose: «L’Italia non perdona chi ha successo».
Peccato che l’abbia presa così. Perché Mr Billionaire ha in questo modo sprecato un’occasione per avere un po’di solidarietà intorno a sé. Un’opportunità preziosa per un personaggio che non è, diciamolo, il colmo della simpatia. Poteva fare del Force Blue uno yacht sacrificale nel quale riconoscere le sofferenze anche del povero signor Nessuno, eventualmente caduto in disgrazia giudiziaria.

In questo, Briatore rappresenta un tipo di ricco opposto a quello rappresentato a sua volta da Berlusconi, che è riuscito a “democratizzare” i suoi guai giudiziari. Il Cav c’ha costruito su un’identità politica. Mr. Billionaire potrà mobilitare al massimo i proprietari di yacht. Certo non potrà fondare un partito. Per nostra fortuna. E sua.

Aldo Di Lello

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