Annemarie Swarzenbach, le relazioni pericolose di un talento ribelle

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© Esther Gambaro, Nachlass Marie-Luise Bodmer-Preiswerk

Può capitare che uno sguardo o una immagine possa aprire orizzonti nascosti e ignorati e generare poi nuovi itinerari che strada facendo ci sorprendono. Si scopre un disegno magico dove prodigiosamente confluiscono e si ritrovano costellazioni di presenze che mai avresti immaginato in relazione tra di loro, quasi un teorema che trova la sua enunciazione in un gioco di coincidenze.

Un evento così magico è l’incontro con la scrittrice Annemarie Schwarzenbach, che prima rapisce con quel suo look fragile acerbo poi affascina con la sua raffinata scrittura.Figura incredibilmente moderna sorprende per la vita e lo spessore culturale e giustifica l’interesse crescente per il suo personaggio, protagonista di biografie e studi recenti sempre più coinvolgenti, che ne hanno già fatto una icona a livello internazionale. Si comprende allora come quella sua figura cosi attraente non sia solo quella di una ricca ragazza Svizzera, esponente di una facoltosa e aristocratica famiglia di Zurigo, dall’aspetto androgino e dai lineamenti armonici, ma quella di una donna avventurosa, giornalista, fotografa, scrittrice.

La troviamo viaggiatrice coraggiosa, capace di un viaggio impressionante in una Ford da Herat a Kabul nel 1939, prima della seconda guerra mondiale, come la stessa ha descritto nel romanzo “La via per Kabul”, in cui emerge il desiderio di esplorare il mondo malgrado la sua incapacità di vivere.Dai suoi scritti, dai suoi articoli, dalle sue foto scattate in innumerevoli viaggi in tutto il mondo, riusciamo a delineare un ritratto doloroso per la sua fragilità, la solitudine, la sensibilità inquieta e indomabile, e per la sua fine, una morte prematura e impensabile a soli 34 anni.

La figura della giovane scrittrice risalta per una inappagata sensibilità, per l’esistenza tormentata che la rendono una personalità emblematica di un momento storico di grande inquietudine e smarrimento, quello degli albori del Nazismo in Europa.Lo ritroviamo nelle sue parole quando reagirà al delirio delle repressioni hitleriane, per difendere l’amata Erika Mann figlia di Thomas, in cui percepiamo i suoi turbamenti, le sue convinzioni politiche, le sue aspirazioni, un miscuglio di esaltazione e di impotenza in un mondo che la spingeva irresistibilmente all’altrove, al rifiuto delle regole. E lo decifriamo immediatamente nel suo talento per la scrittura, nel rapporto senza controllo con la dipendenza, nell’amore omosessuale, che la disegnano come una donna ribelle, lucida e libera.Il peso della possessività della madre Reneé, ingombrante discendente dei Bismarck, e le delusioni del rapporto con i gemelli Mann, amati senza mai esserne ricambiata, la spinsero nello sconforto e nella disperazione della morfina da cui non seppe mai liberarsi.

Questo e tanto altro di più troviamo dietro quello sguardo innocente ma nervoso e triste, come mirabilmente Melania Mazzucco ha saputo dipingere nello straziante ‘Lei cosi amata’ che ce la fa percepire nella sua corsa senza traguardi e che si concluderà a pochi passi dalla sua casa cadendo da una bici. Ci piace ricordarla con queste sue righe :

“… non sta a me decidere di incontri e separazioni e tracciare il confine tra realtà e visione. A me rimane la magia, il nome, il cuore meravigliosamente toccato“. *

* Annemarie Schwarzenbach, La via per Kabul. Turchia, Persia, Afghanistan 1939-1940, a cura di Roger Perret, traduzione di Tina D’Agostini, Saggiatore, Milano, 2009

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