Ue, Usa, Cina, Russia: tutti in fila per riconquistare l’Africa

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C’è una furiosa lotta di potere in corso tra occidente da un lato e Cina e Russia dall’altro, ma l’Ucraina non c’entra niente. Il conflitto in atto è di tipo economico, e riguarda l’Africa, dove potrebbe verificarsi il vero miracolo economico di questo secolo. Il continente ha finora rappresentano un’occasione sprecata, deludendo tutte le aspettative di chi a partire dal secondo dopoguerra aveva lottato per l’indipendenza dei 55 paesi che lo compongono dal colonialismo europeo. Pur potendo contare su preziose riserve di materie prime (il petrolio nigeriano, il cobalto del Congo, il litio dello Zimbabwe), territori spesso molto fertili, una popolazione giovanissima e una posizione geografica fortunata (dalle coste occidentali si raggiunge facilmente l’America, da quelle orientali la Cina e con un paio di giorni di navigazione sul Mediterraneo si arriva in Europa), l’Africa è finora cresciuta poco ed è stato teatro di una sequela ininterrotta di guerre civili, colpi di stato e genocidi. Ma a sentire gli ottimisti è tutta acqua passata: lo scorso gennaio è finalmente entrata in vigore l’Africa Continental Free Trade Area (CFTA), un’area di libero scambio che abolisce le barriere commerciali tra i 44 paesi partecipanti promettendo di accelerare lo scambio di beni e servizi. Di questo boom vogliono approfittare un po’ tutti, e a differenza di quel che si dice nella posizione migliore per farlo non c’è la Cina, ma l’Unione Europea, che dell’Africa è il principale partner commerciale; assorbe il 31% delle sue esportazioni e il 29% delle importazioni. La UE è pure il principale investitore, soprattutto grazie alla Francia che da sola, spiega il quotidiano finanziario Les Echos, ha speso 53 miliardi di dollari in progetti e infrastrutture. Gli Stati Uniti dal canto loro non sembrano molto interessati a commerciare con l’Africa, ma le sue banche sono attivissime; attraverso le filiali locali sono già transitati 78 miliardi d’investimenti. Questo equilibrio potrebbe cambiare velocemente se la Cina continuerà la sua opera di radicamento sul continente, dove già vive e lavora un milione di cinesi. Finora gli investimenti di Pechino si sono concentrati solo sulla Nigeria, il Sud Africa e l’Egitto, ma il paese del dragone ha cominciato a riempire l’intero continente di infrastrutture – ponti, strade, viadotti – di bassa qualità ma costruiti a tempi record, “accontentandosi” di essere pagato in titoli di stato che tra qualche anno potrebbero permettere alla Cina di controllare le politiche dei paesi debitori. Ma la presenza più destabilizzante potrebbe rivelarsi quella della Russia, che avendo un’economia arretrata e un mercato poco sviluppato sta portando in Africa il suo solo prodotto d’esportazione d’eccellenza; l’esercito. In pochi si sono infatti accorti che dietro il ritiro delle truppe francesi dal Mali c’è l’intervento dei mercenari russi, che hanno destabilizzato l’intero paese guadagnandosi la fiducia del regime locale. Lo scenario potrebbe ripetersi negli stati confinanti del Burkina Faso, passando poi per la Repubblica Centrafricana e il Sud Sudan e arrivando fino all’Etiopia; l’obiettivo è la creazione di una fascia dell’Africa subsahariana militarizzata e fedele a Mosca. Insomma, l’Africa sembra sul punto di esplodere economicamente ma anche di tornare teatro del confronto a distanza tra Oriente e Occidente (o se preferite tra sistemi democratici e sistemi autoritari). Se ciò dovesse accadere per la popolazione africana si prospettano altri decenni di conflitti, carestie e fughe in massa verso l’Europa.

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