Dunque è guerra. Tanto tuonò che piovve. Ma forse è peggio, è grandine. Perché l’intervento russo in Ucraina potrebbe avere conseguenze imprevedibili. E devastanti. La parola che circola in queste ore sui media è “disastro”. Sia da un punto di vista economico sia geopolitico.
È sempre arduo fare previsioni in presa diretta con gli eventi e mentre la situazione militare evolve di ora in ora. Ma forse alcuni punti fermi è possibile stabilirli già ora. Primo punto: è tornata la guerra in Europa. Ed è guerra vera. Non accadeva dal 1945. C’è stata sì la guerra nella ex Jugoslavia durante gli anni Novanta. Ma era un’altra cosa, a carattere regionale e senza implicazioni globali, anche se devastata da una incredibile serie di orrori. È finita nel 1999, con il massiccio bombardamento della Serbia da parte degli aerei Nato, nel momento di massima debolezza della Russia. Si è trattato in definitiva di una cruenta e sanguinosa neutralizzazione politica dei Balcani, che da vent’anni inseguono ormai il modello di vita europeo e occidentale.
Stavolta però con l’Ucraina è diverso, molto diverso. Innanzi tutto perché viene messa in discussione la cartina geografica disegnata agli inizi degli anni Novanta dopo l’implosione dell’Unione Sovietica. Da allora ad oggi abbiamo assistito all’espansione verso Est della Ue e della Nato, con l’ingresso nelle organizzazioni occidentali dei Paesi dell’ex Patto di Varsavia e con una pressione sempre più forte alle frontiere della Russia. Pressione che ha trovato il suo culmine nel tentativo di legare politicamente l’Ucraina all’Occidente, in funzione antirussa. Ora, con l’intervento militare, Mosca prova ad avviare il processo inverso. Questa volta, la pressione si dirige da Est a Ovest. A esserne direttamente investite sono le Repubbliche baltiche e la Polonia. Non a caso gli Usa stanno inviando truppe e armamenti nelle new entry della Nato.
Che siamo davanti a un processo a dimensione storica è lo stesso Putin ad averlo fatto capire l’altra sera con il discorso alla nazione russa, rivendicando l’appartenenza dell’Ucraina alla Russia stessa e richiamandosi alla storia imperiale precedente la nascita dell’Urss. Questo discorso ha ricevuto commenti sarcastici sulla stampa occidentale, secondo il classico e intollerante schema occidentalista che giudica irrilevanti e/o minacciose le altre e diverse prospettive. In base a questo schema, non si potrà mai capire che per lo spirito russo lo spazio terrestre è identità. Secondo il teorico dell’eurasismo Lev Gumilev, è proprio attraverso la visione della steppa e dei grandi spazi che avviene il processo originario dell’”etnogenesi” russa. Su questo argomento, lo storico del mondo slavo Aldo Ferrari ha scritto pagine di grande interesse nel libro “La foresta e la steppa- Il mito dell’Eurasia nella cultura russa”.
Tra la boria occidentale e la realtà di popoli per i quali l’identità è vita ci sono abissi di ignoranza, abissi che il prepotere tecnologico e finanziario americano non potrà mai colmare. Ed è la stessa boria e la stessa ignoranza che ispira i consiglieri di Biden. E qui è possibile rintracciare un’altra conseguenza dell’intervento russo in Ucraina: il fallimento della politica estera americana, con tutte le conseguenze del caso, a partire da un effetto domino che raggiungerebbe eventualmente anche l’Indo-Pacifico, altra area nevralgica (e a rischio conflitto) della Terra. La Cina potrebbe infatti cogliere l’occasione delle difficoltà americane per aumentare la pressione aeronavale su Taiwan fino a livelli intollerabili. È un azzardo, ma potrebbe accadere, se gli americani non fossero lesti a tirarsi fuori dai guai.
Del resto, è plausibile pensare che sia stata proprio la rivelazione della debolezza americana, avvenuta con la precipitosa fuga dall’Afghanistan dell’agosto scorso, a indurre sia Putin all’escalation in Europa sia Xi ad aumentare la pressione sul Mar Cinese meridionale. Il dato più preoccupante è che la debolezza americana appare una debolezza isterica. E, in questi casi, brutte sorprese sono sempre possibili. Certo è che Biden si sta rivelando il peggior presidente della storia americana. Persino Jimmy Carter non arrivò a combinare i guai commessi dall’attuale inquilino della Casa Bianca.
Per ultimo, ma non da ultimo, c’è il capitolo economia. L’aumento del prezzo del gas, del petrolio e delle altre materie è destinato a fornire un’altra spinta all’inflazione, costringendo, la Fed prima e la Bce poi,ad alzare i tassi, con una riduzione del rimbalzo positivo sul Pil avvenuto nell’ultimo anno, durante il quale ingenti risorse pubbliche sono state impiegate da Usa e Ue per ricostruire l’economia devastata dall’emergenza Covid. Nulla di buono si profila. Alla notizia dell’intervento russo è avvenuto il prevedibile crollo delle Borse, con le quotazioni del gas e del petrolio schizzate alle stelle. Ce ne accorgeremo con le bollette del gas di primavera. E di ciò dovremo ringraziare le teste allo stato gassoso (vere teste di… gas) che ci hanno condotto in questa situazione.



