It’s (still) the economy, stupid. Perchè la guerra è già un disastro per Putin

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Ecco cosa succede a frequentare tutto il giorno i generali senza mai fare una chiacchierata con un banchiere, un ministro delle finanze, un agente di borsa. Che si va a fare le guerre come se fossimo nel 1917, mettendo in strada una colonna di automezzi lunga 60 chilometri ma dimenticandosi di mettere al sicuro le riserve della banca centrale. Così all’odiato “Occidente” è bastato vietare alle sue banche di effettuare operazioni con la Banca centrale russa per lasciare all’improvviso il paese quasi senza fondi, perché la gran parte delle riserve sono in valuta straniera, dollari ed euro prima di tutto. È così assurdo che bisogna riscriverlo: Putin ha dichiarato guerra all’Occidente senza prima disfarsi delle loro monete.

Adesso ai russi non resta che utilizzare le riserve in rubli e in yuan (la valuta cinese), ma sono troppo scarse per pensare che bastino a tenere in piedi le banche del sistema finanziario russo, già danneggiate fortemente dal blocco cui sono state soggette le filiali attive in Europa e negli Stati Uniti.

Risultato? Ieri il rublo ha perso il 24% del valore sul dollaro, la Borsa di Mosca non ha neanche aperto per il terrore di causare un crollo degno del Venerdì nero di Wall Street del 1929 e i russi si sono messi in fila agli sportelli dei bancomat per portare a casa un po’ di contanti prima di veder fallire il proprio istituto di credito. Senza dimenticare che la filiale europea della maggiore banca russa, Sberbank, ci ha messo un solo giorno a fallire perché è stata prosciugata dai suoi correntisti residenti in Europa, terrorizzati all’idea di perdere i loro depositi.

Quindi sì, l’Unione Europea manderà armi e munizioni agli ucraini impegnandosi, anche se indirettamente, nello sforzo bellico, ma la vera guerra occidentale, quella che farà più male nel medio e lungo periodo, si svolgerà colpi di interventi finanziari. Il ministro delle finanze francese Bruno Le Marie è stato chiarissimo oggi quando ha spiegato la strategia in atto: con le sanzioni “provocheremo il collasso dell’economia russa – ha affermato in un’intervista a France Info Radio -. Sanzioni che porteranno sofferenza anche ai comuni cittadini russi”.

D’altra parte Le Marie lo aveva anticipato nei giorni scorsi; la bomba atomica che “il mondo libero” avrebbe sganciato sulla Russia sarebbe stato il blocco di SWIFT, il sistema che fa parlare – ovvero trasferire denaro – tutte le banche del mondo. Sembrava poca cosa di fronte alle terribili armi di Putin, quelle “vere”, ma è bastato un giorno per mostrare quanto per affossare un paese l’assenza di soldi è molto più veloce e letale delle bombe.

Putin ora può solo sperare che la Cina venga in suo soccorso, aprendo alle banche russe la strada dello “SWIFT cinese” Cips e fornendogli i fondi di cui ha un disperato bisogno, ma sa anche che questo aiuto non sarà gratuito; nella speranza di liberarsi del fastidioso controllo della Nato Putin si sta consegnando nelle mani tutt’altro che amichevoli della Cina, che da sempre sogna di fare della Russia la sua dépendance con vista sull’Europa.

Ecco perché mentre lasciano Zelensky a litigare con i russi i leader occidentali si stanno impegnando a concludere veri colloqui con i cinesi, l’unica potenza della quale gli americani si preoccupano davvero. Una potenza che ha capito da tempo, a differenza di Putin, che il mondo si conquista con i soldi.

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