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Il paradosso di Putin: la nazione ucraina la sta creando lui

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Gli effetti imprevisti della guerra in Ucraina non sono tanto, o non sono soltanto, di tipo militare, ma di tipo politico e, in un certo senso, “spirituale”: il rafforzamento, se non addirittura la nascita, del sentimento nazionale ucraino.

Chi non ha molta dimestichezza con l’idea di nazione, potrebbe ribattere: e allora? Che significa? L’Ucraina non ha forse un seggio all’Onu come Stato nazionale? E poi, che se ne fanno gli ucraini, come gli altri popoli, di questa benedetta “nazione”? In realtà,  la nazione serve, eccome se serve, dal momento che rappresenta il legame politico fondamentale all’interno della comunità umana che abita una terra. Se non c’è questo legame, rimane solo il pagamento delle tasse, la fruizione dei servizi pubblici, il folclore. E basta.

Non possiamo certo sapere come andranno le cose nel prossimo futuro, quando i cannoni avranno smesso di sparare. Ma il risultato vistoso e rilevante di quello che sta accadendo in questi giorni è proprio l’autoconsapevolezza di nazione degli ucraini  che da oltre una settimana resistono alle forze russe. E questo, naturalmente, al netto della retorica che inonda in questi giorni la stampa occidentale. Ma le immagini degli uomini e delle donne che imbracciano un fucile, che fabbricano molotov, che corrono ad arruolarsi, esagerate o meno dai media, vanno lette in chiave di costruzione di una mitologia nazionale.

La nazione, diceva Ernest Renan, è un plebiscito che si svolge tutti i giorni. Questo significa che la nazione non è solo una comunità storica, è innanzi tutto una comunità politica: non conta tanto l’”essere” nazione, quanto il “sentirsi” e il “volersi” nazione.

La  Stato nazionale non basta a fondare la nazione, come purtroppo sappiamo bene noi italiani, che abbiamo fatto esperienza, dal dopoguerra in poi, della  guerra civile a bassa intensità (anticomunisti contro antifascisti, nordisti contro sudisti, laicisti contro papisti). Allo stesso modo, possono esistere nazioni senza Stato: pensiamo ai curdi o ai palestinesi.

Certo, fa un po’ ridere pensare un Zelensky a guisa di “padre della patria”. Ma tant’è: la storia prende talvolta derive curiose e bizzarre. In ogni caso, questa guerra che genera la nazione ucraina è un vero paradosso per Vladimir Putin, il quale ha rivendicato nei giorni scorsi, non senza ragione, l’appartenenza dell’Ucraina alla “Grande Madre Russia”, accusando i bolscevichi di aver distrutto  l’unità dell’impero russo attraverso la creazione delle repubbliche sovietiche. La “fratellanza” tra ucraini, russi e bielorussi è un fatto storico. E ne parlò tra gli altri, con grande enfasi, Aleksandr Solzenicyn all’inizio degli anni Novanta, subito dopo il suo ritorno in patria.

Ma il legame storico-culturale si allenta e rischia di diventare inerte se non è rinnovato da un più caldo sentimento di appartenenza politica e comunitaria.

Solo il futuro ci potrà dire se di vera nazione si tratta, o se non ci troviamo piuttosto  di fronte a un’artificiale creazione dei media occidentali.

Al momento però i sentimenti rappresentati sono forti. Tu chiamale se vuoi emozioni. Nazionali.

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