Tu quoque Iran! Putin rischia di essere abbandonato persino da Teheran

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Nel voto dell’Assemblea generale dell’Onu che ieri ha condannato l’invasione putiniana in Ucraina solamente cinque paesi si sono espressi a favore di Mosca. Oltre alla Russia hanno votato contro la risoluzione la Siria, la Bielorussia, l’Eritrea e la Corea del Nord. Non esattamente dei pesi massimi dello scacchiere internazionale. Sono decine gli alleati, amici e clienti che hanno voltato le spalle allo Zar; la defezione che deve aver fatto preoccupare di più Vladimir non è tanto quella dell’ex amico Bolsonaro o della Cina, che sta cercando di immischiarsi il meno possibile nel conflitto, ma quella dell’Iran.

Eh sì, l’Iran degli ayatollah, i nemici giurati dell’America, il cui ministro degli esteri non appena i primi carri armati avevano varcato i confini dell’Ucraina aveva twittato denunciando la “provocazione della Nato”, alla fine si è astenuto lasciando l’amico Vladimir sempre più solo.

Il motivo di questo voltafaccia potrebbe essere rintracciato in una notiziola che per ora è circolata poco, ovvero che il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Grossi sarà sabato a Teheran “per incontri con alti funzionari iraniani”. Ufficialmente i colloqui servono solo a risolvere alcune controversie sulle attività nucleari iraniane, ma viene il legittimo sospetto che l’Occidente stia pensando di portare l’Iran (e le sue pressoché infinite riserve di gas e petrolio) dalla sua parte, lasciando Putin senza l’unica arma di deterrenza che può giocare nei confronti dell’Europa. Atomica a parte, ovviamente.

Da quando Donald Trump ha imposto sanzioni pesantissime contro l’Iran, di fatto azzerando le esportazioni di greggio verso il “mondo libero”, il Paese riesce a vendere solo alla Cina, sfruttando le sue risorse molto al di sotto delle sue possibilità. Le cose potrebbero cambiare proprio ora che lo stato canaglia per eccellenza è diventato la Russia, e sembra che l’Europa sia già pronta a “perdonare” l’Iran in nome della santa alleanza contro il despota russo.

Il cancelliere Scholz ad esempio è già volato in Israele – per ovvie ragioni il paese più preoccupato da una riabilitazione del regime sciita – per spiegare che un’intesa sul nucleare andrà trovata al più presto. Un accordo potrebbe infatti convincere gli americani ad annullare le sanzioni, “liberando” le enormi riserve iraniane sul gas, le seconde al mondo. Se ciò accadesse sarebbe un colpo pesantissimo per Putin, che poco più di un mese fa aveva accolto il presidente iraniano Seyed Ebrahim Raisi a Mosca per stabilire i contorni di un accordo di cooperazione strategica che avrebbe dovuto rilanciare l’interscambio commerciale tra i due paesi. Il problema è che Iran e Russia hanno ben poco da scambiarsi, essendo due petrostati le cui economie dipendono quasi esclusivamente dall’esportazione di fonti energetiche. L’incontro serviva più che altro a creare le basi di un asse anti-occidentale, ma è possibile che gli euro (e i dollari) occidentali possano convincere gli iraniani a rinnegare subito l’intesa con i russi, che dal punto di vista finanziario hanno davvero ben poco da offrire, soprattutto oggi che oltre metà degli asset della banca centrale sono congelati.

Se il tradimento dovesse consumarsi l’Iran diventerebbe, anche nel lungo periodo, il naturale avversario commerciale della Russia sul ricchissimo mercato europeo. Il conto dell’avventura ucraina si fa sempre più salato.

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