/

Guerra Nato-Russia? Una “profezia” (inascoltata) di Kissinger

3 minuti di lettura

C’è poco da stare allegri. Aumentano i rischi di uno scontro diretto tra Nato e Russia. Ad alimentarli è innanzi tutto la reiterata (e sconsiderata) richiesta di Zelensky di una no-fly zone sull’Ucraina. Pensate solo che accadrebbe se un aereo Nato abbattesse un velivolo russo…

La pretesa ucraina sta creando e nervosismo crescente al di qua e al di là della nuova cortina di ferro, ma può fare breccia nei settori di opinione più esagitati del rinato fronte occidentalista. I motivi di preoccupazione vengono però anche da una considerazione più generale: la Nato si sta preparando a una guerra di lunga durata in Ucraina, o per meglio dire a una stato di guerriglia che potrà durare anni, con scintille incendiarie che potranno far divampare in qualsiasi momento un conflitto di ben più ampia e devastante portata. Lo lascia intendere l’invio massiccio alle forze ucraine di lanciarazzi, lanciagranate, armi anti-elicottero, tutte armi che non servono solo a difendere Kiev, ma a sostenere una guerra di logoramento anti-russa anche dopo l’eventuale caduta della capitale.

Tutto c’è da augurarsi, meno che lo svilupparsi di una sorta di “Afghanistan ucraino”, come tanti commentatori occidentali preconizzano (e auspicano) con troppa  disinvoltura. È sempre bene ricordare che parliamo di un incendio che si sviluppa a ridosso della frontiera della Nato e a sole due ore di volo da Roma.

La preoccupazione trapela nei discorsi che arrivano in questi giorni dagli esperti militari occidentali. È raggelante quanto ad esempio s’è fatto sfuggire l’ammiraglio Mike Mullen, ex capo di stato maggiore Usa in una intervista rilasciata al “Corriere”: «… È per questo che stiamo evitando la no-fly zone. Se fossimo in guerra con la Russia potremmo metterla in piedi, ma non penso che succederà a breve».  Che vuol dire «non penso che succederà a breve»? Forse che una guerra Nato-Russia è destinata a svolgersi nel medio periodo? Ditemi voi se non c’è da rimanere un tantino turbati…

Il fatto è che, non tanto la Nato, quanto il suo azionista di maggioranza, cioè gli Usa, non sembrano interessati a ottenere la pace quanto a sconfiggere la Russia, magari provocando in un modo o nell’altro la caduta di Putin. È una impostazione pericolosa, da cui possono arrivare solo guai. Gli opinionisti dell’Occidente “profondo” prevedono che il casus belli potrà essere l’eventuale decisione di Putin di varcare i confini dell’Ucraina, spingendosi ancora più a Ovest. Di qui la campagna allarmistica che sta investendo le Repubbliche Baltiche, la Polonia, la Moldavia: «Attenti che presto arriveranno i carri armati russi». Neanche la Finlandia è risparmiata. C’è chi vorrebbe spingerla nelle braccia della Nato, facendola uscire dalla sua storica neutralità  e rompendo un equilibrio stabilito fin dal tempo della guerra fredda. Tant’è che il governo di Helsinki ha preso in questi giorni la decisione, senza precedenti, di inviare armi in un altro Paese, guardacaso l’Ucraina.

La verità è che un estremismo mortifero pervade oggi l’élite politico-militare americana. È una deviazione di non poco conto rispetto al grande realismo degli strateghi della guerra fredda. Se all’epoca lo scopo era mantenere l’equilibrio di forze   a garanzia della pace, oggi l’obiettivo è abbattere il nemico nella “guerra di civiltà” . Vale la pena citare alcuni profetici passi di un articolo di Henry Kissinger (che di guerra fredda se ne intende) uscito sul “Washington Post” nel marzo 2014, durante l’annessione della Crimea da parte della Russia. L’ex segretario di Stato Usa invita ucraini e occidentali a non violare l’equilibrio strategico ai confini  della Russia. «Se l’Ucraina vuole sopravvivere e prosperare -scrive- non deve essere l’avamposto di nessuna delle due parti contro l’altra: dovrebbe piuttosto fungere da ponte tra esse». Kissinger bacchetta anche il minimalismo politico Ue: «L’Unione europea deve riconoscere che la sua burocrazia dilatoria e la subordinazione della politica estera a quella interna hanno contribuito a trasformare i negoziati con l’Ucraina in una crisi. Ma la politica estera è l’arte di stabilire priorità».

Già, se «l’Ucraina vuole sopravvivere…». Nessuno ha ascoltato il profetico consiglio di Kissinger. Non l’ha ascoltato l’Ue, che non sa quali siano le sue priorità strategiche, perché non ha politica estera. Non l’ha ascoltato Zelensky che continua a reclamare una no-fly zone, non curante del rischio di trascinarci tutti nella terza guerra mondiale.

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Bayer sigla un accordo con la startup italiana 1000Farmacie

Articolo successivo

Ucraina, Draghi “Dall’Unione Europea straordinaria prova di unità”

0  0,00