La sinistra e la guerra, vecchi traumi e nuovi sberleffi

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La guerra in Ucraina sta provocando una lacerante divisione a sinistra tra atlantisti e pacifisti. È una disputa a suon di invettive e di sberleffi, come il manifesto tarocco affisso qualche giorno fa per le vie di Roma, da un gruppo della sinistra radicale,  in cui si vede un Enrico Letta con l’elmetto invitare all’”arruolamento” nel Pd.

Al di là degli scherzi, la frattura  è seria. Sono volate parole grosse e si sono risvegliati dinosauri del Giurassico marxista-leninista, come Luciana Castellina, che se la prende con l’«arroganza dell’Occidente» o come il classicista Luciano Canfora il quale sostiene che la «guerra in Ucraina è una guerra tra potenze». Ci si è messo di mezzo anche il fisico Carlo Rovelli, il quale ha abbandonato per un attimo la teoria quantistica, per postare immagini delle guerre in Yemen, Siria, Libia accusando di ipocrisia chi non si è mai mobilitato per la gente di quei paesi «perché non erano bianchi come noi».

In contrapposizione a questi personaggi s’è mosso un altro pezzo della sinistra doc come il sociologo Luigi Manconi (da studente era il capo del servizio d’ordine di Lotta Continua) che ha accusato Canfora e i suoi compagni di appartenere alla «sinistra autoritaria» e di avere una «visione statolatrica dei processi geopolitici e delle relazioni internazionali».  Nella polemica è intervenuta anche Concita De Gregorio che ha imputato al segretario della Cgil, Maurizio Landini, di essersi infilato nel «pantano» dell’«equidistanza» tra le parti in conflitto.

Insomma, la sinistra sta vivendo due guerre: quella con la Russia e quella con se stessa. Voi direte: se Atene piange Sparta non ride, giacché la guerra in Ucraina sta dividendo anche l’opinione di destra. È vero. Ma qui il caso è diverso, perché si tratta di fratture nuove, emerse con la fine della guerra fredda, con la nuova realtà multipolare della Terra, con la critica alla globalizzazione. Non tutti a destra hanno accettato l’idea dell’unilateralismo americano e la neoideologia dell’Occidente “profondo”.

A sinistra invece c’è anche dell’altro. Ci sono traumi e ambiguità che si trascinano almeno dagli anni di piombo. C’è l’incapacità di scegliere da che parte realmente stare tra ideologismo e buon senso, tra idealità e Realpolitik,  tra democrazia e rivoluzione. Come al tempo del sequestro Moro, quando Lotta Continua coniò lo slogan «né con lo Stato né con le Br». Ed è anche la traccia del vecchio conflitto, proprio della guerra fredda, tra il piacere di vivere all’Ovest, con tutti i vantaggi che ciò comportava, e la pulsione verso il presunto “paradiso” del socialismo reale, all’Est. Un conflitto che continuò a lacerare la sinistra anche dopo lo “strappo” di Berlinguer da Mosca e la dichiarazione, sempre del leader del Pci, di preferire la Nato al Patto di Varsavia. Tant’è che, a dispetto delle della preferenza del segretario comunista per l’Alleanza Atlantica, Botteghe Oscure si schierò sostanzialmente con Mosca nella cruciale questione degli euromissili nei primi anni Ottanta.

Dopo tanti anni, riemergono i traumi non superati dalla sinistra, ma solo accantonati dopo la fine dell’Urss. È una sorta di coazione a ripetere le ambiguità del passato. Del resto, c’è da capire la riluttanza di tanti a schierarsi decisamente dalla parte dell’America. Da ragazzi, al tempo della guerra in Vietnam, bruciavano le bandiere a stelle a strisce e gridavano «fuori l’Italia dalla Nato». Adesso, che hanno i capelli bianchi, proprio non ce la fanno a dire che l’«impero del male», come disse a suo tempo Ronald Reagan, è a Est e non a Ovest.

In realtà, superare i vecchi traumi della guerra fredda  vuol dire innanzi tutto capire che un «impero del male» non esiste da nessuna parte. Ma è difficile spiegarlo a chi, in contrapposizione al «male»,  ha sempre creduto nell’esistenza di un «paradiso in terra».

Viene in mente il finale del film di Nanni Moretti  “Ecce Bombo”, quando i personaggi della storia, dopo essersi recati sulla riva del mare  per assistere allo spettacolo dell’alba,  si accorgono che in realtà il sole sorge da un’altra parte.

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