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L’incubo cinese degli Usa: soldi e armi a Putin

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Lunedì 14 marzo a Roma si sono incontrate le delegazioni statunitense e cinese, guidate rispettivamente da Jack Sullivan e Yang Jiechi.

Come ribadito dal portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price lo scopo dell’incontro era quello di esprimere le preoccupazioni Usa rispetto ad un coinvolgimento cinese nella guerra condotta dalla Russia in Ucraina e avvisare la Cina che qualsiasi tipo di supporto a Mosca avrebbe comportato delle conseguenze. Prima dell’incontro il Financial Times ha riportato la notizia secondo cui la Cina avrebbe fornito aiuti militari alla Russia. Notizia subito vigorosamente smentita dalla Cina, che l’ha definita cattiva informazione.

Il nervosismo americano in questo frangente è chiaro. Gli Usa stanno infliggendo alla Russia pesanti sanzioni per l’invasione dell’Ucraina. Se un paese come la Cina, che è la seconda potenza economica mondiale, continua ad intrattenere rapporti commerciali con la Russia, ignorando le sanzioni americane, queste ultime sarebbero del tutto prive di efficacia. L’ipotesi, poi, di un vero e proprio sostegno militare della Cina alla Russia, sarebbe un incubo geopolitico per l’occidente.

Finora, la diplomazia cinese è sempre stata molto equilibrata e restia alle prese di posizione dai toni troppo accesi. Lo stesso ruolo della Cina come potenza asiatica è sempre stato in bilico. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Quando insorgono contrasti internazionali, come nel caso dell’Ucraina, i funzionari cinesi invitano sempre le parti a negoziare.
L’impressione di alcuni analisti, però, è che la sempre maggiore aggressività degli Usa e della Nato da quando Biden è presidente, abbia spinto la Cina suo malgrado ad un’alleanza sempre più stretta con la Russia, sia a livello economico che militare. La risposta espressa nella testata in lingua inglese “Global Times”, organo ufficiale del Partito Comunista Cinese, avvalora questa impressione. L’ex capo redattore e segretario di partito del quotidiano, Hu Xijin, ha preso ieri una posizione molto dura sui temi in agenda dell’incontro di Roma. “Voglio dire che Washington è troppo arrogante. La Russia non ha bisogno di chiedere alla Cina di fornirle una sostanziale assistenza militare per la guerra su scala limitata in Ucraina”, ha scritto Hu Xijin.

Ha poi sottolineato che “la Cina non è obbligata a promettere di non esportare armi in Russia e Washington non ha il diritto di chiederlo alla Cina”. L’ex capo redattore ha osservato inoltre che la parte russa continuerà ad esportare energia, grano e mais in Cina, mentre quest’ultima fornirà i prodotti di base e tecnologia alla Russia. L’ultimo interrogativo di Hu è devastante “volendo fermare il commercio tra Cina e Russia, gli Stati Uniti pensano di essere Dio?”. Forse il proverbiale equilibrismo cinese è finito.

Francesco Tallarico

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