Putin e la (F)ossa del cavallo

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La guerra in Ucraina si combatte su un doppio binario, quello delle armi e quello economico finanziario.
Partendo dal presupposto che non si può occupare uno Stato senza il consenso di almeno una parte importante del suo popolo, a maggior ragione non si può vincere una guerra se si ha contro quasi tutto l’Occidente, che ha dichiarato apertamente una guerra economica contro lo stato invasore.

Mentre la guerra tradizionale è, per il momento, circoscritta in Ucraina, stiamo invece assistendo alla prima guerra economica mondiale i cui effetti reali non sono ancora ben noti; come nella prima ora della pandemia che abbiamo vissuto in cui non conoscevamo la patologia del virus, in questo caso non conosciamo fino in fondo gli effetti, i contraccolpi e le ricadute di una guerra economica mondiale.

Qualche effetto di ritorno lo stiamo già pagando ma è il prezzo salato per piegare uno stato che ha invaso un altro paese con un presidente democraticamente eletto, ne può reggere la logica di Putin di una minaccia occidentale ai confini della Russia che, come sappiamo, possiede una potenza nucleare che vale come deterrenza per qualsiasi pensiero di supremazia a spese della federazione russa.

E’ una guerra che non ha motivi chiari dal momento che Putin non sembrerebbe avere problemi interni; se viene meno l’idea di difesa non rimane che quella dell’offesa ossia ridisegnare i confini della Russia sulle orme del passato.
Le sanzioni alla Russia stanno avendo un effetto che si incrementa ogni giorno di più: più passa il tempo e più il peso aumenta, soprattutto per le nuove generazioni che vivono nelle grandi città.
Sappiamo bene che le rivoluzioni sono frutto delle minoranze e non ci sarà da stupirsi se presto qualcosa accadrà da quelle parti.

La cosiddetta ‘mossa del cavallo’ di Putin di farsi pagare il gas non in dollari o in euro ma in rubli potrebbe ripercuotersi contro la Russia che, come sappiamo, ha come importante voce di bilancio la vendita di gas e petrolio. Lo scopo è quello di rivalutare il rublo che si è svalutato tantissimo ma in economia e soprattutto in finanza , ogni azione determina dei contraccolpi.

In primo luogo vi sono dei contratti da rispettare che esulano dalla guerra per quanto attiene la valuta dei pagamenti; ci sarà , come effetto secondario e di rimbalzo, una diversificazione degli approvvigionamenti da parte dei paesi cosiddetti ostili alla Russia che faranno calare la domanda e, di conseguenza, il prezzo del gas e del petrolio russo.
Un altro aspetto non secondario da considerare è il pagamento del debito che la Russia ha con l’estero. Se non entrerà moneta occidentale o, meglio, moneta pregiata, la Russia non sarà più in grado di pagare gli interessi dei bond in euro o in dollari con il rischio concreto di un default.
Quindi le mosse da giocatore di scacchi non sono mai definitive se non fai scacco matto e Putin sta perdendo molte pedine.

Amedeo Giustini

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