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È il momento de Laltro Battisti: e non è un errore di ortografia

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Si intitola Laltro Battisti (e non à un errore di ortografia…): è il progetto Davide Mineo pensato per raccontare – fra parole e musica – un Lucio Battisti meno noto. Sul palco con Mineo, parole e voce, ci saranno – sotto il nome di Progetto Asteroide 9115 Battisti – i fratelli Roia Ovvero Riccardo Roia (tastierista), Edoardo Roia (batterista), Gabriele Roia (bassista) con gli arrangiamenti sono di Fabio Raponi. Uno spettacolo che intende diventare un format che andrà a ripercorrere la genialità di Battisti, la sua straordinaria rivoluzionarietà. 
Abbiamo voluto scambiare due battute proprio con Mineo, l’autore dello spettacolo. 

Battisti e Panella: per te un grande amore artistico e musicale. Come e quando hai scoperto questo magico connubio? 

Battisti l’ho scoperto tardi, intorno ai 30 anni. Ho in realtà una naturale ritrosia per tutto ciò che è nazional popolare. Chiaramente poi mi sono innamorato della sua musica: prima certo di quella del periodo con Mogol, come tutti. Più andavo avanti, però, più mi incuriosivano e interessavano le sue canzoni meno note e più particolari o strane, se vuoi. Così 15 anni dopo ho deciso di esplorare la sua produzione post Mogol e me ne sono innamorato quasi subito e in un crescendo ancora attuale dove con Panella come paroliere raggiunge vette di avanguardia artistica e musicale inarrivabili dalla musica italiana ancora oggi ma riconosco che questo ultimo suo repertorio è molto difficile per il largo pubblico vuole pazienza dedizione ed un certo grado di libertà mentale ed emotiva e anticonformismo.

Sicuramente quello del connubio con Pasquale Panella è anche il periodo di maggior ricerca musicale da parte di Battisti: che cosa senti ancora di grandemente attuale di quella fase artistica di Lucio Battisti.

Lucio nella seconda fase della sua carriera artistica ha portato a compimento una vera e propria rivoluzione dei codici della musica pop rock italiana rovesciando convenzioni schemi e strutture ormai consolidate; e questo è qualcosa che, anche se ancora non del tutto forse compreso, è quel che rimane oggi di quel periodo: quella ricerca estrema del limite della canzone – cosiddetta leggera – italiana intesa come liberazione da vincoli metrici poetici e melodici. Solo con un paroliere atipico anticonvenzionale e destrutturato come Panella Lucio poteva riuscire nei suoi intenti di rompere e destrutturare la forma canzone e ricomporla in un qualcosa di mai ascoltato e cantato prima. Un’eredità preziosissima e pesantissima che non tutti hanno capito o avuto il coraggio di affrontare o, tanto meno, prenderne spunto perchè troppo complessa da maneggiare e con cui paragonarsi o misurarsi.

Davide Mineo, medico per professione, musicista e ricercatore per passione: quali sono gli artisti che ti ispirano e che senti particolarmente vicini?

Oggi sono veramente pochi gli artisti musicali italiani che attirano la mia curiosità: troppo spesso fatico veramente a trovare innovazione e sperimentazione sia musicale che testuale, sono tutti troppo attaccati a quel che va di moda o che si considera mainstream. Solo qualcuno dei più giovani, ma comunque non più giovanissimi, in alcune sue fasi creative, ci è andato vicino con episodi degni di nota. Faccio un esempio: il Gianluca Grignani dei primi album o Francesco Tricarico. Oppure più recentemente Fulminacci o Fabri Fibra. Tutti artisti ascrivibili a come vede generi molto diversi tra loro, ma capaci di esprimere – a loro modo – elementi di novità e rottura allo stesso tempo. Quello che mi sembra è che manca una vera e propria ricerca profonda e maturata nel tempo, manca qualcuno che – album dopo album – decida di intraprendere un percorso di rottura degli schemi, quali che siano, e di cimentarsi con qualcosa di inesplorato – proprio come fece Battisti negli anni 80 e 90 – anche rischiando l’insuccesso commerciale come infatti accadde. Singolare: con  tutti gli strumenti che ci regala la tecnologia e l’elettronica che abbiamo oggi a disposizione; almeno dal punto di vista musicale ci sono immense strade da scoprire ed esplorare: basti pensare ai continui esperimenti dei Radiohead. Ed il discorso si fa ancora più triste se vogliamo parlare dei testi delle canzoni.

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