Greta Thunberg? L’hanno messa in naftalina. Indovinate perché…

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Il potere mediatico crea, il potere mediatico distrugge. Per un po’accende i riflettori su di te, dopo un po’ li spegne. E sparisci dalla scena. Almeno per qualche tempo, in attesa che torni (se mai è stabilito che torni) il tuo momento di gloria. È quello che sta accadendo a Greta Thunberg. È scomparsa dai radar.  Non parla più e non se ne parla più. Non esterna più. Non lancia più proclami. Che cosa è successo?

È successo, detta in modo brutale, che non è più funzionale al grande potere globale, quello che aveva deciso fino a qualche tempo fa di investire massicciamente sulla riconversione verde dell’apparato industriale, sulle zero emissioni,  sullo stop al riscaldamento terrestre. E, per tale motivo, aveva deciso di diffondere una nuova apocalittica ecologista, con tanto di ammonimenti su disastri incombenti, come l’innalzamento dei livello dei mari, lo scioglimento dei ghiacci artici, la desertificazione del Sud del mondo.

Profetessa di questo nuovo verbo ecologista era, per l’appunto, la piccola e risoluta Greta. Ogni sua invettiva era seguita da milioni e milioni di follower, da dirette streeming, da titoli in prima pagina e sontuosi servizi sui tg.

Ora però non è più così. La guerra in Ucraina ha bruscamente cambiato interessi e priorità. L’Occidente s’è all’improvviso risvegliato dal sogno di un mondo senza più combustibili fossili, un mondo di mulini bianchi e di mucche sorridenti. Di gas e petrolio ci sarà bisogno ancora per anni.

Tant’è che proprio la Germania, capofila della transizione verde con i Verdi al governo, ha deciso di sospendere la chiusura delle centrali a carbone. Chi se ne importa dell’effetto serra se la società e l’apparato industriale dell’Europa occidentale possono risparmiare qualcosa sull’importazione del gas nonché  assicurarsi le scorte di energia necessarie a sostenere pil e tenore di vita. Quando sono in gioco gli interessi economici, i tedeschi, si sa, non guardano in faccia a nessuno.

I circoli ecologisti mondiali non stanno a guardare e lanciano l’allarme. Della loro preoccupazione s’è fatto interprete nei giorni scorsi il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres: «Le conseguenze della guerra russa in Ucraina non solo rischiano di distruggere i mercati alimentari ed energetici globali, ma potrebbero anche minare l’agenda climatica globale. Se i paesi risponderanno all’aggressione della Russia aumentando il proprio uso di combustibili fossili, il conflitto rischia di allontanarci dal raggiungimento degli obiettivi globali sul clima».

L’Apocalisse può attendere e Greta Thunberg rischia di rimanere a lungo in naftalina. Quando arriverà nuovamente il suo turno, sarà una donna adulta, con l’ecologismo dei “gretini” che avrà perso la sua adolescenza. E innocenza.

 

 

 

 

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