Pornostar fatta a pezzi, l’agghiacciante racconto del killer

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L’ha legata e le ha messo un sacchetto di plastica in testa come in un “abituale” gioco erotico, estremo. Poi, all’improvviso, ha cominciato a colpirla con un martello. E l’ha finita con una coltellata alla gola. Davide Fontana, il killer di Carol Maltesi, in arte Charlotte Angie, racconta così, ai carabinieri, come ha ucciso la pornostar  ritrovata poi a pezzi, in quindici sacchi di plastica, in un dirupo della Valcamonica.

«Perché l’ha fatto?». La risposta è agghiacciante, quanto il racconto della sua scelleratezza da horror: «Non so bene perché». L’orrore è qui, in questa parola assente. È l’assenza che lascia il posto al Male, che non ha bisogno di spiegazioni. C’è. E basta. È una storia sconvolgente  quella di Davide e di Carol. Sconvolge come le tante atrocità che punteggiano la vita italiana, tanto più atroci quanto più gratuite e inspiegabili, nefandezze che ogni tanto scoprono la botola sotto cui si nasconde un’Italia feroce, malata, annoiata e assassina. Un antimondo, un inferno sotterraneo, una suburra maleolente e criminale, dove si uccide «non si sa bene perché».

Sconvolge, questa storia, perché è la storia dell’orco della porta accanto. Il protagonista è un bancario, 43enne, sposato, blogger di ricette. Una vita normale, fino alla banalità. Un vero Fantozzi del Terzo Millennio. Poi la svolta verso le terre del Diavolo. Davide conosce Carol nel 2020, 25enne, una ex commessa da poco approdata nel mondo del porno. Ne diventa l’amante. Lascia la moglie ed entra anche lui nel mondo a luci rosse, che vive come una realtà parallela a quella del lavoro e a quella del blog.

È una storia senza amore, sordida, anonima, da set squallido, una storia vissuta a Rescaldina, nel Milanese, in una ex cascina divenuta condominio, un ambiente rurale mutato in scenario di solitudini metropolitane.  I protagonisti di questa vicenda abitano in due appartamenti diversi, sullo stesso ballatoio. Si fidanzano, poi si lasciano, vivono altre storie. Lei con colleghi porno. Lui non si sa bene con chi. Ma ogni tanto si rivedono per continuare i loro giochi estremi.

Infine il supplizio e la morte della povera Carol, «non si sa bene perché». E da qui comincia la seconda parte della storia, orrida come la prima. Perché il killer deve disfarsi del cadavere e pensa di farlo a pezzi. Si procura un’accetta, una sega e si fa consegnare da Amazon un freezer per conservare i resti. Il tutto avviene mentre il signor Davide lavora in smartworking. Così possiamo immaginare il bancario killer comunicare, in un dato momento, con clienti o colleghi, via chat o via zoom, e poi, in un  momento successivo, finire di segare una gamba o un braccio.

L’assassino trasporta poi il cadavere fatto a pezzi in una zona lontana, nella parte bresciana della Valcamonica. E lì ha la “geniale”, si fa per dire, pensata di bruciare il volto di Carol, al fine di  renderla irriconoscibile il giorno in cui dovessero trovarne i resti.

Particolare triste e misero: Davide è convinto che nessuno verrà a cercare la ragazza. Nessuno ne denuncerà la scomparsa. Sa che la solitudine della giovane potrà essere una sua complice. In effetti, nessuno cercherà Carol. Il delitto è avvenuto a gennaio. E da allora a oggi c’è stato il silenzio.  Ma la ragazza sarà riconosciuta dai tatuaggi. E il cerchio comincerà a stringersi intorno all’orco della porta accanto.

È veramente il caso di parlare di Fantozzi la belva umana. Ma è Pulp Ficton che si fa realtà, in un modo che neanche la mente allucinata di Quentin Tarantino avrebbe saputo immaginare.

 

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