Lo avevamo previsto ma siamo sinceri, non ci voleva molto. Dopo aver minacciato l’Europa di chiudere i rubinetti del gas nel caso questa si fosse rifiutata di pagare le forniture in rubli Putin ieri ha ritrattato tutto di fronte al compatto “No” col quale aziende occidentali, governi e persino il G7 hanno risposto alla sua richiesta. Trincerandosi dietro il portavoce Dimitri Peskov Vladimir ha dovuto ammettere che sì, insomma, “Questo processo richiede tempo da un punto di vista tecnico” e che, bontà sua, la Russia continuerà per ora ad accettare dollari ed euro, come prevedono i contratti. Peskov ha poi aggiunto che i dettagli del nuovo sistema di pagamento saranno comunicati presto, ma l’impressione è che il Cremlino stia solo prendendo tempo nella speranza di arrivare a un accordo con l’Occidente senza perdere la faccia.
Dietro questa ennesima giravolta, secondo il Corriere della Sera, ci sarebbero gli unici due membri del suo entourage che non hanno paura di dire che il re è nudo; il vicepremier Alexander Novak, non a caso un economista, e la sempre più insofferente banchiera centrale Elvira Nabiullina, che secondo Bloomberg aveva provato anche a dimettersi ricevendo un sonoro niet da Vladimir.
I due hanno cercato di far capire al loro capo che la realtà era un po’ diversa da come la raccontano i telegiornali russi: innanzitutto non ci sono abbastanza rubli sul mercato per pagare le forniture, che non possono assolutamente essere interrotte perché i gasdotti non sono come le condutture di casa, dove basta chiudere il rubinetto e si ferma tutto. Se non invii gas non ne puoi estrarre, e se non ne puoi estrarre l’unica soluzione è bruciare il prodotto, causando un mezzo disastro ambientale, oltre che economico. Ci ha messo del suo anche Mario Draghi, che nella telefonata di ieri ha parlato anche della questione gas chiarendo senza troppi riguardi che “faremo solo ciò che è compatibile con i contratti in vigore”.
Di fronte a questo salutare bagno di realtà Putin è tornato a più miti consigli, congelando per ora i suoi propositi. D’altra parte, essendo uscito dalle trattazioni internazionali, ormai il rublo è sempre più una moneta finta, il cui valore è stabilito per decreto dai vertici politici e quindi non ha alcun reale valore sui mercati; fuori dai confini nazionali è carta straccia.
Per rispondere a questo problema Putin ne ha pensata un’altra: ha imposto alla banca centrale russa di fissare un cambio stabile tra rublo e oro, pari a 5mila rubli per ogni grammo, contando sul fatto che la Russia detiene una riserva del metallo prezioso per eccellenza tutt’altro che disprezzabile, per un controvalore stimato di 140 miliardi di dollari. Una mossa che sta consentendo alla valuta russa di riapprezzarsi rispetto al dollaro, ma in maniera del tutto artificiale. Come spiegato oggi dalla Commissione europea queste operazioni comportano un forte aumento dei tassi d’interesse, e quindi sofferenze sul sistema economico russo già piegato dalle sanzioni. Ma questo è l’unico aspetto della situazione che non preoccupa lo zar, sicuro di avere alle sue spalle una popolazione talmente povera che difficilmente noterà grandi peggioramenti nel suo stile di vita.



