Bonomi cita Cavour e invoca Draghi solo al comando

lunedì, 4 Aprile 2022
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Di solito quando si cita, a sostegno delle proprie posizioni, qualche grande leader politico del passato ci si appoggia ai soliti Moro, Pertini o Berlinguer; al limite si torna indietro fino a De Gasperi. Per richiamare la gravità della situazione il presidente di Confindustria Carlo Bonomi si è agganciato addirittura a Camillo Benso conte di Cavour: nel suo ultimo discorso in Parlamento l’allora presidente del Consiglio disse che «Le riforme vanno misurate sugli effetti che ottengono non sulle intenzioni. Se gli effetti non sono quelli desiderati, le riforme vanno cambiate mentre se hanno gli effetti desiderati, si deve seguire sulla stessa direzione» e per Bonomi «Oggi serve la stessa lungimiranza e determinazione».

Parole vecchie di oltre 150 anni ma ancora attuali e che il capo degli industriali fa sue, usandole per spiegare la situazione dell’Italia che si trova a fronteggiare la realizzazione del Piano di ripresa e resilienza nel mezzo del conflitto ucraino. Parlando all’evento “Le priorità di sviluppo per le imprese” organizzato da  Confindustria Piemonte e Intesa Sanpaolo ha lanciato un allarme quasi disperato, invocando un rafforzamento dei poteri del premier, l’unico uomo politico del quale sembra fidarsi: «Oggi che anche il PNRR non  basta più a fronteggiare le situazioni che si sono create sui  mercati internazionali, i colli di bottiglia, la logistica  interrotta, c’è bisogno di una guida politica seria, decisa».

Insomma, l’ex presidente della BCE come Cavour? Il numero uno di viale dell’Astronomia non arriva a un paragone esplicito ma il senso delle sue parole è chiaro. «Fortunatamente con Draghi – spiega infatti – il dialogo è molto cambiato, in meglio. Ma dall’autunno scorso non posso non registrare che i partiti di nuovo hanno iniziato la battaglia delle bandierine, creando problemi».

Atteggiamento infantile che si frapporrebbe alla serietà dell’industria che «È molto responsabile e lo sta dimostrando anche adesso, perché se abbiamo un’inflazione core all’1,7% – quando in Europa la media il 3% – è perché noi abbiamo assorbito nelle nostre filiere tutti gli aumenti che sono arrivati».

Ma anche le aziende sono arrivate ormai al punto di non ritorno: «Produrre è diventato antieconomico, il 16% delle imprese italiane già oggi ha sospeso o ridotto le produzioni e se proseguiremo con queste condizioni, nei prossimi tre mesi, un altro 30% delle imprese italiane ridurrà o sospenderà le produzioni. Vuol dire che metà degli impianti industriali italiani andrà a scartamento ridotto e questo è un problema non solo per le imprese, è un problema per il paese, un problema sul quale stiamo accendendo i riflettori».

Se non si ascolteranno questi moniti la situazione potrebbe peggiorare molto velocemente, ammonisce Bonomi: secondo il centro studi di Confindustria infatti nei primi sei mesi del 2022 ci aspetta una recessione e a fine anno la nostra economia sarà cresciuta solo dell’1,9%; stima questa che fa a pugni con quella del governo, che parla di un aumento del Pil stimato del 2,8%. E questo è il best case scenario, che prevede un cessate il fuoco in Ucraina entro un paio di mesi; se il conflitto dovesse proseguire per il resto dell’anno rischiamo di entrare in una recessione conclamata. Ecco perché secondo Bonomi è il tempo degli uomini forti, dei Cavour. Con buona pace della classe politica che a oltre un anno dalla sua “neutralizzazione” ancora non riesce a riprendersi la scena.

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