Crisi Russo-Ucraina, il ruolo della Cina tra mascheramenti e sbilanciamenti

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Nella spinosa crisi Russo-Ucraina in molti guardano a Pechino, il cui ruolo potrebbe essere decisivo in una fase così delicata. Dal canto suo il Regno di Mezzo (questo il significato letterale della parola 中国, “Cina”, in mandarino) sembra piuttosto perseguire una “politica in mezzo”, senza mai eccessivi sbilanciamenti. Se da un lato, infatti, nell’ultimo summit del 1° Aprile tra i vertici europei e il Governo Cinese si sia convenuto sulla minaccia mondiale rappresentata dalla crisi in Ucraina, dall’altro Pechino continua a sostenere il “principio di non interferenza” e le “preoccupazioni di sicurezza legittime di Mosca”.

È infatti noto che i rapporti tra Russia e Cina si siano notevolmente rafforzati negli ultimi anni, in vista di un nuovo approccio multilaterale negli equilibri internazionali in sostituzione di quello americano. È stato rilevato che dalla salita al potere di Xi Jinping nel 2012 ad oggi gli incontri tra i due leader ammontino a 38, quasi 4 all’anno. Va tuttavia tenuto in considerazione il dato fortemente asimmetrico secondo il quale i commerci della Cina verso la Russia rappresentino solo il 2%, mentre lo stesso dato per Mosca sale al 18%.

Dal punto di vista economico, non considerando il primo partner commerciale della Cina (gli USA), le relazioni commerciali con l’Europa fruttano quotidianamente 2 miliardi di dollari al Gigante Asiatico, a fronte dei 330 milioni russi. È indubbio, quindi, che Pechino abbia tutti gli interessi che il panorama politico internazionale resti stabile al fine di favorire le relazioni commerciali, soprattutto in un anno così centrale per la Cina come quello che stiamo vivendo, caratterizzato dalle Olimpiadi appena conclusesi e dal XX Congresso del Partito Comunista Cinese che quasi certamente riconfermerà il leader in carica. Non sono in pochi, tuttavia, a ritenere che la Cina stia traendo anche dei benefici dalla crisi in atto, primo tra tutti la distrazione internazionale dalle manovre militari condotte nel Mar Cinese, così come un’utile osservazione delle (deboli) reazioni occidentali ad eventuali invasioni territoriali che servono da monito per Taiwan, da sempre considerato dal Gigante Orientale parte integrante del proprio territorio.

Pechino sembra quindi porsi verso la questione Ucraina con un atteggiamento attendista, a tratti ambiguo, che ondeggia tra terzietà e un “sonoro” silenzio-assenso.

di Riccardo Sciarra

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