E se Mario Draghi fosse l’uomo giusto al posto sbagliato?

2 minuti di lettura

La scena è degna di un thriller bellico, di quelli scritti da Tom Clancy o Ken Follett; i russi hanno appena invaso con l’appoggio della Cina, le cancellerie del mondo libero sono in subbuglio, gli americani sono pronti ad agire ma come al solito non si sa con chi accordarsi nel confuso scenario europeo. Finché alla leader della scalcagnata Commissione europea non viene in mente l’unica soluzione possibile: “Chiamate lui. Deve salvarci di nuovo”.

È più o meno questa la storia raccontata dal Financial Times nell’articolo uscito oggi e intitolato “La militarizzazione della finanza: come l’Occidente ha scatenato shock e sbigottimento sulla Russia” che racconta i concitati giorni immediatamente successivi all’inizio della guerra in Ucraina. Secondo il quotidiano finanziario inglese è stata proprio Ursula von der Leyen a cercarlo per chiedergli di trovare un sistema per concordare delle sanzioni con gli americani. E Super Mario, che probabilmente dopo mesi di litigate con Salvini e Conte non vedeva l’ora di confrontarsi di nuovo con un obiettivo – e personaggi – alla sua altezza ha immediatamente telefonato alla Segretaria al Tesoro americano Janet Yellen.

I funzionari di Bruxelles erano sulle spine. «Eravamo tutti in attesa – ha raccontato un funzionario UE al Financial Times – chiedendoci: ‘Come mai ci vuole così tanto tempo?’. Poi è arrivata la risposta: ‘Draghi deve usare la sua magia con Yellen’. Entro la sera, l’accordo era stato raggiunto». Un accordo che comprendeva la madre di tutte le sanzioni, quel congelamento delle intere riserve in valuta estera della Banca centrale russa che in un colpo solo ha privato Mosca di 643 miliardi di dollari che Putin aveva “amorevolmente” messo da parte negli ultimi otto anni proprio per prepararsi alla guerra contro Kiev.

Un capolavoro da generalissimo della guerra finanziaria che ha schiacciato immediatamente i russi sulla difensiva, costringendoli a fare i conti con la scarsità di valuta pregiata. Se a questa misura si fosse accompagnato da subito lo stop agli acquisti di gas Putin avrebbe seriamente rischiato un default immediato, ma come al solito è stato salvato dai tedeschi che, piuttosto che perdere qualche punto di Pil, sarebbero disposti a vedere bruciare l’intera Ucraina.

Questo innegabile successo dell’ex presidente della Bce non può però che essere messo a confronto con i risultati tutto sommato non entusiasmanti che sta ottenendo come capo del governo italiano, un ruolo in teoria più facile da gestire. Il fatto è che Mario non è uomo da compromessi, da dialogo, da mezze misure; è un grande decisore, uno che nel momento delle grandi sfide non ha paura di fare la scelta più difficile – azzeccandoci sempre – ma è un politico poco più che discreto, visibilmente incapace di accettare soluzioni concordate con la sua stessa maggioranza e di ascoltare le ragioni dei suoi partner di governo. Insomma, è l’uomo giusto al posto sbagliato.

Per questo genere di compiti, paradossalmente, sono più adatti personaggi come Conte, Tajani, o chissà persino la Meloni (una che pur amando mostrarsi donna “tutta d’un pezzo” è bravissima ad accettare compromessi quando necessario): a Draghi andrebbe assegnato un compito più alto, di quelli dove c’è da comandare più che da concordare. Siamo sicuri che come capo della Commissione UE farebbe il bene dell’Italia molto di più di quanto stia riuscendo a farne a Palazzo Chigi. E siamo abbastanza sicuri che lui stesso sia d’accordo con noi.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Dacia, serie limitata Duster Extreme dedicata ai “viaggiatori seriali”

Articolo successivo

Calcio: Europa League. Ferran Torres”Xavi ha DNA Barça,Pedri un lusso”

0  0,00