Le baby gang minacciano la capitale: esplosione choc di violenze

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Esplosione di violenze nella capitale, a Roma meglio mettersi al riparo dalle baby gang.

Fenomeno sempre più diffuso quello della delinquenza giovanile stando ai dati pubblicati dal Ministero della Giustizia. Sono gli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni (Ussm) di Roma ad occuparsi maggiormente di ragazzi accusati o riconosciuti colpevoli di aver commesso qualche reato e si tratterebbe di 1.544 giovani su un totale nazionale di 14.529.

Le bande minorili sono tornate a farsi strada nella cronaca dopo che, sabato 2 aprile 2022, una baby gang dell’Eur ha molestato una quattordicenne, sostanzialmente coetanea dei giovani del gruppo. Ma l’episodio dell’Eur è solo l’ultimo di una serie di violenze nei quartieri romani.

La maggior parte dei ragazzi artefici di violenze ha tra i 14 e i 18 anni, mentre gli 11enni e i 13enni si dilettano perlopiù nei furti. Dal centro alla periferia, dai Parioli, Medaglie d’Oro e Flaminio a Tor Bella Monaca, Morena, fino a San Basilio e Tuscolano. Ragazzi locali e migranti. Le baby gang operano in zone diverse e sono formate da etnie differenti.

Vista la gravità del problema, la Prefettura di Roma ha deciso di prendere seriamente il problema e di intervenire nell’ambito delle attività del Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal prefetto Matteo Piantedosi. Il provvedimento incrementerà i controlli in centro anche con agenti in borghese, utilizzando servizi di osservazione e mappature delle aree maggiormente a rischio.

Ma a cosa sono dovute queste nuove violenze? Cosa accomuna i componenti di queste bande?

Invece di cercare di dare una risposta universale a questi quesiti, forse è più utile comprendere le ragioni che li animano. Certo è che questi ragazzi divisi dalle cause più disparate, sono uniti nei comportamenti devianti.

Deficit affettivi generati da famiglie assenti? Desiderio di ribellione ad un ambiente familiare troppo presente e invadente? Deficit educativi che hanno alterato la loro percezione del pericolo e dell’illecito? Problemi economici che spingono ai furti, o furti mossi dalla noia per situazioni di benessere economico? Saranno gli esperti a dirlo.

Le motivazioni che potrebbero esser state esacerbate anche dal quadro pandemico. Che la chiusura e il senso di soffocamento provocato dal lockdown non abbia fatto da amplificatore per questi comportamenti? Che sia per un tentativo di riscatto o per fuggire dalle loro difficili vite? Che sia per il desiderio di appartenere a qualcosa, appagato in questo caso dall’unirsi a un gruppo di microcriminali?

“Un reato in adolescenza”, afferma la Ministra della Giustizia Marta Cartabia, “per quanto consumato il più delle volte in gruppo, è frutto di una solitudine, della solitudine esistenziale, della insostenibilità di un rapporto significativo con la comunità di appartenenza e di uno spaesamento identitario che costringe l’adolescente a ripiegarsi dentro un mondo sprovvisto di senso e prospettiva”.

La minaccia delle baby gang non è mai stata così reale, ciò che ci resta da capire è come la società e le istituzioni intendano fronteggiarla.

di Maria Longobardi

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