Chiusi i rubinetti al gas e al petrolio russo: ma quanto siamo autosufficienti?

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Il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden ha annunciato nuove misure contro la Russia per sanzionarla della Guerra in Ucraina, ossia il bando del petrolio russo e anche del gas.

Si prepara a fare lo stesso anche il Regno Unito che eliminerà gradualmente l’importazione di petrolio e prodotti petroliferi russi entro la fine del 2022. Anche l’Unione Europea ha annunciato la riduzione dei due terzi del gas russo entro un anno e uno stop totale prima del 2030.

In risposta alle sanzioni occidentali Mosca pone il rischio di poter chiudere completamente i rubinetti di gas e petrolio come ritorsione. I più esposti allo stop di gas e petrolio russo sono i Paesi europei, infatti la Russia ha le maggiori riserve di gas naturale del mondo e fornisce circa il 40% del suo gas all’Europa principalmente attraverso gasdotti.

Ciò rende particolarmente urgente la domanda: quali conseguenze avranno queste decisioni sul mondo occidentale che dipende ancora per una buona parte da petrolio e soprattutto dal gas russo?

La Russia ha già tagliato le forniture all’Italia, come a gran parte dell’Europa. Difatti, questa riduzione energetica è la causa principale dell’impennata dei prezzi dell’energia saliti alle stelle (tenendo da parte il discorso speculazioni su cui si inizia a parlare oggi), ma questo potrebbe essere solo l’inizio di un’impennata senza precedenti con conseguenze a cascata, poiché comporterebbe il rallentamento del ritmo di produzione nel Paese.

A chi potrebbe rivolgersi l’Italia?

Da mesi l’Italia, come altri Paesi europei, sta cercando di ridurre la propria dipendenza dall’approvvigionamento energetico russo: uno Stato autoritario noto per sfruttare la dipendenza energetica di decine di Paesi nel mondo che ha attuato una politica estera molto aggressiva e non etica, di cui l’invasione dell’Ucraina è solo l’ultima manifestazione. Il nostro Paese è in una posizione vantaggiosa: oltre all’accesso naturale ai produttori del Mediterraneo, Algeria, Libia ed Egitto, dispone di gasdotti ben collegati alle reti europee che invertono il flusso del gas e lo consegnano agli altri Stati membri.

Inoltre lunedì 11 aprile il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato ad Algeri il Presidente della Repubblica algerina e i due governi hanno firmato una Dichiarazione di intenti sulla cooperazione bilaterale nel settore energetico, consentendo all’Algeria di sostituire e superare la Russia come principale fornitore di gas naturale all’Italia.

L’Italia utilizza ampiamente il gas naturale per la produzione di energia (per il 42 per cento nel 2020), e finora quasi tutto il suo gas naturale (il 95 per cento nel 2021) è stato importato dalla Russia.

Già negli ultimi anni l’Italia ha cercato di provvedere all’acquisto di gas da altri paesi, tra cui l’Algeria (il 31 per cento delle importazioni nel 2021), il Qatar (9 per cento), l’Azerbaijan (10 per cento) e la Libia (4 per cento).

Anche il premier Mario Draghi ha confermato che l’Italia, così come molti altri alleati europei, intende aumentare le importazioni di gas naturale rivolgendosi ad altri fornitori, soluzione d’aiuto al nostro Paese per fare a meno del gas russo. Purtroppo non riusciremo a coprire totalmente il danno che avremo per cui bisogna capire come avere il rimanente gas, oppure ci troveremo in difficoltà.

Da qui la frase del premier Draghi che, in conferenza stampa, ha utilizzato una iperbole per spiegare la necessità di sacrificare qualcosa in termini di stock energetici per la pace: “Occorre scegliere tra l’accendere il condizionatore e la pace”.

di Giulia Longo

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