«Ti guardo negli occhi e non credo che tu abbia un’anima», «macellaio» e infine «criminale di guerra» che «va processato». Queste sono le dichiarazioni che hanno strutturato la linea comunicativa del comandante in capo americano Joe Biden nei confronti dell’omologo russo Vladimir Putin, dal 2011 fino all’odierna crisi.
E’ chiaro ormai come i toni dell’indignazione, dell’insofferenza e della repulsione si configurino come centrali nell’assetto comunicativo di Biden nei riguardi della Russia, anche in tempi antecedenti al conflitto. All’interno della crisi, l’inquilino della Casa Bianca sta giocando un ruolo centrale, tanto da essere riuscito a traslare l’escalation militare anche sul piano verbale e di conseguenza diplomatico.
Difatti è bene notare che se prima i governi europei avevano preso le debite distanze dagli appellativi che Biden aveva conferito allo zar, ad oggi, in particolare a seguito delle dinamiche verificatesi a Bucha e più recentemente a Kramatorsk, l’Europa non sta più mantenendo la posizione diplomatica finora assunta, ma neanche sta interrompendo i rapporti internazionali con una potenza come la Russia, per evidenti motivazioni economiche, strategiche e geopolitiche.
L’amministrazione Biden, al contrario prosegue attuando una dottrina sempre più schematica e aggressiva: inviando armi e rifornimenti in Ucraina e inasprendo le sanzioni, fino ad arrivare all’interruzione effettiva dei rapporti commerciali con la Russia.
L’aumento repentino della pressione statunitense sulla nazione di Putin non deve destare stupore, poiché Biden a Varsavia preavvisò la sua futura linea di condotta, affermando che «Putin è un dittatore che non può rimanere al potere» e che «i suoi giorni sono contati». E’ quindi evidente come la guerra russo-ucraina porti con sé oltre che un connotato sistemico, all’interno del quale a scontrarsi sono i rispettivi sistemi militari, anche una forte componente personalistica, dove lo scontro è tra attori individuali e tra personalità politiche, oltre che tra Paesi. In questa fase finale e quindi decisiva dell’escalation portata avanti dal presidente statunitense, ci si chiede quali saranno le sorti del conflitto.
Il quesito sorge quindi spontaneo: Biden riuscirà, attraverso il suo schema, a demolire la figura di Putin sul piano internazionale o lo scontro diretto tra Washington e Mosca è alle porte?
di Angele Mulibinge



