Bimbo massacrato di botte dal patrigno. L’orrore della madre omertosa

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Non c’è limite all’infamia. Apprenderlo da adulti è tremendo. Ma che a sperimentarlo sia un bimbo di 6 anni è cosa che aggiunge orrore all’ orrore.

È successo a Torino, dove un bambino è finito all’ospedale, in fin di vita, per il botte ricevute dal patrigno, un marocchino di 23 anni. E già questo è un fatto tremendo. Ma per il piccolo la tragedia non finisce qui. Perché alla violenza subita s’è aggiunta l’infamia della madre che l’ha invitato al silenzio e all’omertà. «Puoi fare tutto quello che vuoi, ma se qualcuno ti chiede che è successo devi dire che sei caduto dalle scale». Ecco che cosa ha detto questa signora, se la vogliamo definire così, al figlioletto mentre era ricoverato. Vale la pena sottolineare che il bimbo se l’è cavata per miracolo, essendo stato sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico.

Questa donna può essere definita una madre? Sospendiamo il giudizio. Certo è che ci troviamo davanti a una storia tristissima, cominciata anche prima della violenza inflitta al bambino. In quella casa si viveva nel terrore. Il piccolo non poteva bere neanche un bicchiere d’acqua senza il permesso del patrigno. In una occasione, quella sfortunata creatura fu costretta a rimanere a lungo sul balcone per punizione, col rischio dell’assideramento.

Evidentemente, quell’individuo, oltre che un violento, deve essere anche uno psicopatico. Ha picchiato la compagna anche quando questa era incinta della figlia più piccola. La storia è uscita fuori, solo perché il 23enne marocchino è stato arrestato per altri motivi, risultando implicato nelle razzie avvenute in alcuni negozi di Torino.

Che cosa ha spinto quella donna a tollerare in silenzio le violenze fino al punto di coprire quell’uomo persino quando il figlio era in pericolo di vita? Paura, debolezza acquiescenza malata? Nell’infamia, alla fine si va a sbattere contro il muro del mistero, soprattutto quando parliamo dell’infamia di una madre.

Poi si potrà parlare di condizioni sociali degradate, di ambienti urbani squallidi, di contesti familiari sordidi. Ma le spiegazioni possono arrivare fino a un certo punto. C’è solo da non smettere mai di indignarsi. Mai rassegnarsi. Mai assuefarsi alla violenza più infame. Il mistero del male non deve essere sempre e per forza spiegato. La cosa più importante è combatterlo. E basta.

 

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