Che fine hanno fatto le sardine?

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“Le sardine non esistono, esistono le persone” così legge il manifesto del movimento che un tempo riempiva le piazze italiane. Ci si chiede oramai se questa frase, slogan del movimento non fosse solo un preannuncio di ciò che gli sarebbe a breve capitato.

Dopo le notizie degli ultimi giorni, riguardanti il leader del movimento Mattia Santori e il suo discorso nell’aula consiliare del Comune di Bologna sulle oche del suo collega Davide Celli sbranate da un cane, in molti si sono chiesti che fine avesse fatto il suo movimento e il momentum che aveva causato.

Il movimento è nato su Facebook, nel 2019 durante la campagna per le elezioni regionali in Emilia-Romagna dopo che il leader della Lega Matteo Salvini aveva presentato Lucia Borgonzoni come candidata. Il primo evento si chiamò “6000 sardine contro Salvini” e presto diventò un fenomeno mediatico.

E’ stato un movimento contro i populismi, i sovranismi e ha combattuto per risolvere “un senso di fastidio e mal sopportazione di quello che stava avvenendo a livello di dibattito politico” come ha più volte affermato lo stesso Mattia Santori.

Eppure questa battaglia è presto svanita.

Le sardine, che un tempo stavano strette nelle piazze e si muovevano unite per farsi forza si sono disperse con la stessa velocità con cui si sono riunite. Con tutte le occasioni fornite dal periodo storico, tra battaglie politiche e la recente guerra, è possibile che non abbiano più nulla da dire, più nulla da combattere?

Sarà stato solo l’avvento della pandemia a bloccarli? A frenare questo slancio rivoluzionario che il movimento aveva attuato? Oppure più semplicemente sono iniziate le carriere politiche personali e con queste si è spento il megafono collettivo?

La curiosità al riguardo resta tanta tra la popolazione, la vera attrice del fenomeno, che alle volte aveva visto in esso un mezzo per una democrazia più diretta e alle volte aveva mosso forti critiche al riguardo. Per ora, possiamo aspettare e lasciarci sorprendere, da ciò che quest’ultimo ci riserva, o no, per il futuro.

di Colomba Akiko Palandri

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