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Zelensky sfida le Nazioni Unite con la “nuova Norimberga

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Parole forti, senza filtri, così il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky decide di far sentire la sua voce al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso 5 aprile. Un discorso nudo e crudo, che non lascia spazio ad ambiguità o interpretazioni, che mette esplicitamente in discussione l’effettivo funzionamento dell’ONU; un discorso che lascia trasparire rabbia e delusione, condite con un profondo desiderio di giustizia.

Durante l’intervento, tuttavia, è un passaggio specifico a colpire il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite più a fondo degli altri, una parola per essere precisi: Norimberga.

Nell’era della “neutralità oratoria”, Zelensky fa breccia nella memoria dei membri del Consiglio come un fulmine a ciel sereno mentre nella sala si stende un velo di stupore misto a perplessità.

La richiesta di Zelensky alle Nazioni Unite è quella di veder fatta giustizia, nel rispetto dei presunti crimini di guerra commessi dalle forze armate russe “solamente per il loro piacere”; un processo “simile a quello di Norimberga”, dice il Presidente, dovrebbe essere messo in atto per punire mandanti ed esecutori di tutti gli orrori che il conflitto in Ucraina ha visto consumarsi.

La delicatezza del tema toccato da Zelensky lascia senza dubbio spazio ad interrogativi, soprattutto all’ interno dell’opinione pubblica. Legalmente parlando, la validità del processo di Norimberga fu contestato in numerose occasioni. Vennero messe in dubbio proceduralità ed imparzialità di un processo che condannava gli orrori documentati di una catastrofe umanitaria.

Una domanda più delle altre dovrebbe sorgere però spontanea: “oggi cosa succederebbe?”

A quasi ottant’anni dal processo originale, la prospettiva in cui ci proietta il discorso del capo di Stato ucraino è inevitabilmente quella di una “nuova Norimberga”, una Norimberga attualizzata. In che termini sarebbe però davvero possibile un processo del genere? Viviamo un’epoca particolare, caratterizzata anche da una crescente attenzione alla moralità, al giusto ed al corretto in ogni ambito, soprattutto quello sociopolitico. Sarebbe dunque interessante chiedersi quanto questo tipo di cultura sia veramente radicata nell’uomo del ventunesimo secolo o, al contrario, quanto ci metterebbe quest’ultimo a posare la Costituzione e abbracciare una soluzione più diretta, anche se dovesse risultare al “limite della legalità”.

In altre parole, il discorso di Zelensky vuole mettere alla prova l’inettitudine del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con una provocazione mirata a capirne le reali intenzioni e quanto l’Occidente sia disposto a “sporcarsi le mani”.

di Gianluigi Gazerro

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