Addio a Donna Assunta, memoria della destra (e non solo)

martedì, 26 Aprile 2022
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Donna Assunta Almirante è morta all’alba del 26 aprile. La sorte le ha concesso qualche ora in più di vita, per non far coincidere la data della sua dipartita con il 25 aprile. Sarebbe stata una coincidenza beffarda morire proprio nella ricorrenza che lei e il suo mondo non hanno mai ricordato come una liberazione , ma come un giorno di dolore e di lutto.

Donna Assunta, nata Raffaella Stramandinoli, aveva 100 anni. Il prossimo 14 luglio ne avrebbe compiuti 101. Anche qui va notata l’ironia delle date. Il 14 luglio è il giorno della presa della Bastiglia, data simbolo della Rivoluzione francese. Ecco, è come se la vita della vedova di Almirante fosse simbolicamente racchiusa , tra l’alfa e l’omega, tra due momenti forti della storia, tra due furori rivoluzionari rispetto ai quali lei e il suo mondo hanno in qualche modo rappresentato una reazione.

Diciamo che era scritto nel destino l’incontro tra Raffaella Stramandinoli e la politica. Il destino le apparve in quel giorno del 1952 in cui conobbe un deputato missino, uno dei massimi esponenti di un partito dalla vita perigliosa e travagliata. Quel deputato missino si chiamava Giorgio Almirante e aveva 38 anni.

Lei ne aveva 31. Calabrese, di famiglia benestante era sposata con Federico de Medici. Con Giorgio fu amore a prima vista, come da lei in più occasioni ricordato. Una passione bruciante, un’attrazione intensa, una situazione “trasgressiva”, almeno nell’Italia perbenista degli anni Cinquanta.

Sia detto per inciso, Giorgio Almirante non è stato il solo, tra i leader politici italiani, a legarsi per sempre a una donna con la quale aveva vissuto una fase iniziale, per così dire, “irregolare”. Pensiamo soltanto a Palmiro Togliatti e a Nilde Iotti. Comunque sia, Raffaella Stramandinoli e Giorgio Almirante si sposano nel 1969, dopo la morte di Federico de Medici.

È un anno di svolta, anche per la vita politica di Giorgio. Proprio in quell’anno Almirante riconquista la segreteria del Msi. E comincia ad affermarsi, anche grazie al sapiente uso  del mezzo televisivo, come uno dei più popolari leader italiani. Anche dei più odiati, certo. Ma era un’Italia in cui gli echi della guerra civile erano ancora vivi. In ogni caso, Almirante era popolare anche presso chi non lo votava. Raccontò Francesco Cossiga che, a ogni campagna elettorale, amava ascoltare il comizio di Almirante dal balcone di casa sua, nella piazza principale di Sassari.

Fu in quegli anni di affermazione della leadership di Giorgio (nelle elezioni del 1972 il Msi raggiunse l’8,7 per cento dei voti) che Raffaella Stramandinoli divenne Donna Assunta, nel senso che si affermò come una figura a sé stante  nel mondo missino. Donna Assunta era, non solo una presenza costante a fianco del marito, ma ne era anche la prima consigliera e, come tale, partecipava in qualche modo alla stessa vita del Msi, favorendo iniziative e personaggi che riteneva meritevoli di attenzione.

I maligni dicevano che Donna Assunta avesse la sua “corte”. Era un’espressione esagerata. Certo era il fatto che risultasse assai difficile fare strada nel Msi se si aveva Donna Assunta contro…

Non erano pochi quelli che le riconoscevano fiuto politico e un fine intuito nel giudizio delle persone. E in tali capacità della  moglie, Almirante riponeva sempre la sua fiducia. Vale la pena ricordare che Donna Assunta fu una delle prime, convinte sostenitrici di Gianfranco Fini. Lo appoggiò nella conquista della segreteria del Msi quando Almirante, per ragioni di età e di salute, fu costretto a lasciare le redini del partito. E lo sostenne sempre, nei primi anni della sua leadership.

Il rapporto tra Fini e Donna Assunta si incrinò con il congresso di Fiuggi nel 1995, quando fu ammainata la bandiera del Msi e innalzata quella di Alleanza nazionale. Da quel momento in poi, la vedova di Almirante assunse il ruolo di coscienza critica della destra italiana. Non rinunciando mai a dire la sua e a sottolineare il suo dissenso rispetto a quelle scelte del leader di An che ella non condivideva.

Il suo scopo non era solo quello di mantenere viva la memoria di Giorgio Almirante  (attraverso soprattutto le iniziative della fondazione intitolata al leader missino) , ma anche quello di salvare una certa idea della politica, una politica lontana dallo spirito compromissorio e votata a mantenere sempre accesa la passione ideale.

In fondo, Donna Assunta era una “impolitica”, un carattere che la portava a sostenere sempre, con forza e temperamento, le sue posizioni e a rappresentare un modo genuino di avvicinarsi al dibattito pubblico. Un modalità che trovava estimatori anche al di fuori del mondo della destra. Non per niente, uno dei primi a commentare la sua scomparsa è stato Fausto Bertinotti: «Io e Assunta Almirante amici su fronti opposti. Aveva libertà di pensiero».

Negli ultimi anni, la vedova di Almirante divenne testimone e memoria di un mondo che non esisteva più, non solo a destra, ma ovunque, nella geografia politica italiana. Un mondo di ideali forti e di memorie d’acciaio. Un’umanità certo non esente da errori. Ma che oggi possiamo guardare con serenità, al di là delle divisioni del passato. E nella consapevolezza che si tratta di un patrimonio comune a tutti gli italiani.

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